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Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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Bottegadellaformazione - notizie luglio 2010

Bottega della Formazione - Notizie Luglio 2010
www.bottegadellaformazione.it

 
 ‘Autoritratto
Non si è se non ciò che si è ricevuto. Il miglior autoritratto è la rassegna del dono che si è fatto abito. Il primo, a mio memoria, mi vede al capezzale di mio nonno Carlo: avevo 12 anni ed egli ottantasette…chiamò al gran letto, uno ad uno, in ordine di età, i figli , le figlie , i nipoti. Ero il penultimo, e con un filo di voce, disse soltanto in piemontese : ‘lés’, leggi, imperativo.
E’ stata la più ricca eredità che io abbia ricevuto. (…)
Nella mia vocazione sono stati determinanti gli studi universitari , per due lezioni  complementari : quella di Raul Manselli, storico del profetismo e del pauperismo francescano, che ci aprì la ‘via larga’: l’eresia non essendo che la parte sconfitta della verità; e quella del mio maestro Giovanni Getto che di fronte alla vicenda storica – penso ai suoi saggi sulla Letteratura religiosa della Controriforma – e lasciando cadere nel cestino ponderosi manuali altrettanto affascinati dal censurare che la loro Inquisizione, chiosava : ‘non si fa storia al negativo’, intendendo che della storia conta non ciò ch’essa ha negato, ma ciò a cui ha dato volto ed espressione, una Bildung sempre.
Dei miei anni di apprendistato (splendidi quelli ginevrini accanto a Jean Rousset e Jean Starobinski, Michel Butor e Bronislav Baczko, George Steiner, Maria Corti, Michel Jeanneret e Jean-Claude Favez), siedono nei precorsi Enrico Castelli Gattinara, Michel de Certeau e Vittore Branca.(….)
Nel suo itinerario senza frontiere (di V.Branca)….non gli spazi ma il tempo urgeva, mai sprecando l’attimo che ci verrà a mancare: “quando hai bisogno di qualcosa, chiedilo a chi è già molto impegnato”; solo con questi si può dialogare nel cuore dell’essenziale, abituati a non perdersi nella vanità dello small talk…”
 
Carlo Ossola Il continente interiore
Marsilio 2010, p.146
Professore al Collège de France , cattedra di Letterature moderne dell’Europa neolatina e direttore degli Studi Italiani a Lugano
 
 
 
1-Simmetria e asimmetria nei colloqui di selezione
 
In un seminario per responsabili della selezione di quadri e dirigenti , è stata discussa  l’efficacia della domanda (rivolta al candidato) ‘mi può parlare delle persone che considera suoi maestri?’ ritenuta   un’occasione per esplorare la dimensione culturale del candidato.
L’obiezione di un partecipante fece fare un salto di qualità alla sessione di studio.
‘..e se il candidato chiede a sua volta chi sono i maestri del selezionatore?
La conversazione portò a riflettere sul come introdurre una sorta di simmetria tra le parti e fece ‘vedere’ le diverse ‘finzioni’ che si verificano nei colloqui di selezione.
 
 
2- Corso per ‘parlare in pubblico’ (come fare bella figura)
 
Il sottotitolo ‘come fare bella figura’ non è dichiarato ma , in forma tacita, è uno degli scopi di un corso come questo. ‘Bella figura’ è un’espressione che non entra nel registro professionale tipico dei cataloghi di formazione. L’origine di figura è nel verbo latino fingere che in   http://66.71.182.1/dizionario-latino.php ha 13 classi di significati (dal traslato costruire a rappresentare, da plasmare a simulare..) . La radice indeuropea di fingere è *DEIGH (da cui teikos ‘muro’ in greco , ‘cosa plasmata’ e la parola tedesca Teig ‘pasta’). Chi ascolta un oratore esperto nelle tecniche del ‘parlare in pubblico’ , se il contenuto non è consistente, non tarda a capire che il suo sforzo era tutto orientato a fare ‘bella figura’ cioè a fingere.
 
 
3- Uscire dagli schemi ( nella relazione capo-dipendente)
 
Quando si legge di creatività e di innovazione , la capacità di ‘uscire dagli schemi’
è trattata con esempi e casi di studio. La capacità di guardare da prospettive originali e inedite viene considerata una delle ragioni che stanno alla base di molti successi imprenditoriali. Sembra invece trascurato le ragioni del conformismo e quindi dei costi che questa capacità può comportare nella relazione con la linea gerarchica.
Un caso sempre meritevole di attenzione e di divulgazione: Ignaz Philipp Semmelweis  (da http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Semmelweis.html)
‘ Nato a Buda, Ungheria, 1818 e morto a Vienna, 1865 è considerato lo scopritore della principale causa della febbre puerperale e  rappresenta un caso emblematico della chiusura del mondo scientifico di fronte alle nuove scoperte. La febbre puerperale, ai tempi di Semmelweiss, uccideva misteriosamente migliaia di puerpere, soprattutto nei grandi ospedali. Semmelweiss, in seguito ad attente osservazioni e a una serie di coincidenze fortuite, giunse alla conclusione che la malattia fosse provocata dagli stessi medici e studenti i quali, secondo una prassi abbastanza comune a quel tempo, venivano spesso a visitare le pazienti dopo aver fatto pratica di dissezione dei cadaveri, in sala anatomica. Per verificare la sua ipotesi, Semmelweiss ordinò che tutte le persone del suo reparto si lavassero bene le mani con una soluzione disinfettante (cloruro di calcio) prima di qualsiasi contatto con le pazienti. Tale direttiva portò a una drastica riduzione dei decessi. Il valore della scoperta, tuttavia, fu contestato aspramente dalla maggioranza dei medici del tempo, che gli rivolsero una tale quantità di accuse da provocare addirittura la sua espulsione dall'ospedale e in seguito anche dalla cattedra universitaria di Budapest, che gli era stata offerta nel 1885.
Dopo la pubblicazione della sua opera fondamentale Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale, l'opposizione nei confronti di Semmelweiss divenne ancor più agguerrita, tanto che egli, stanco e deluso, cadde in un lungo periodo di depressione. I suoi nemici ne approfittarono allora per farlo internare in un manicomio, dove poco dopo egli morì.”
in Mausoleum, 37 ballate per il progresso Einaudi 1979 di Hans Magnus Enzensberger, un ballata è dedicata a Semmelweiss.
 
 
4- ‘Le parole tipiche degli anni novanta?’
 
In certi tipi di corsi, la loro raccolta permette la creazione di costellazioni e di sistemi di parole che possono dare luogo a diverse riflessioni ‘operative’. Ma è anche l’occasione per fare la conoscenza con le parole testimone e le parole chiave
( ‘mot-témoin’e ‘mot-clé’) del lessicologo Gerges Matoré e con le parole ‘hub’ del
 Grande Dizionario Analogico della Lingua Italiana (Utet, 2 volumi, pagg. 2232)  organizzato e diretto da Reaffele Simone.
‘E nel decennio che si sta concludendo? Forse ‘soggettività’ e ‘resilienza’ possono fornire buone occasioni di studio.
 
 
 
Segnalazione
 
22° Convegno Nazionale AIF
Le formazioni sostenibili: resilienza e soggettività futura al centro dell’apprendimento
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
Info e programma: www.aifonline.it
 
 
 
Chi pratica le parole, e con passione, come confesso è il mio caso,
diventa, quanto più dura tale pratica,
sempre più pensoso, perché è costretto a rendersi conto di quanto
siano equivoche, nel nostro mondo le parole.
Appena si siano pronunciate o scritte,
ecco si trasformano,
addossandola chi le ha scritte o pronunciate una responsabilità
che solo raramente egli è in grado di portare”
“ Chi scrive o pronuncia la parola ‘pane’ non sa che cosa ha fatto :
 si sono combattute guerre per questa parola,
essa ha provocato omicidi,
porta in sé una eredità formidabile,
e chi la scrive dovrebbe sapere quale eredità porta e di che metamorfosi sia capace.
Se noi, consapevoli dell’eredità insita in ogni parola,
esaminassimo i nostri vocabolari,
studiassimo questo catalogo della nostra ricchezza,
scopriremmo che dietro ogni parola si nasconde un mondo ,
e chi pratica le parole,
come fa chiunque redige una notizia giornalistica o mette in carta
il verso di una poesia,
dovrebbe sapere che mette in moto dei mondi,
che scatena forze polivalenti:
quello che può consolare uno può ferire a morte un altro’
 
Heinrich Böll nel discorso La lingua baluardo della libertà
(trad.it.di I.A.Chiusano, In Opere Vol.2, Mondadori 2001, pp.848-853)
 
 
‘Una volta ho letto il detto di un antico saggio cinese – credo un imperatore – che diceva :
se le parole sono sane, l’intero stato è sano.
Una frase impegnativa, sulla quale, se la si vuole comprendere,
occorre riflettere con attenzione,
e la via per farlo è la seguente considerazione:
la lingua è l’uomo’
 
Romano Guardini
 In  La parola giusta Linguaggio e comunicazione ed ermeneutica
A cura di Daniele Vinci e Silvano Zucal
Il Pozzo di Giacobbe editore, 2008

 

 


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