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Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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Bottegadellaformazione - notizie giugno 2010

Bottega della Formazione - Notizie Giugno 2010
www.bottegadellaformazione.it

 
 
‘Le parole... possono assumere la consistenza del più temprato degli acciai e rendersi taglienti come la più affilata delle spade, o come la lama della ghigliottina.
La Rivoluzione Francese offre l’esempio lampante
di una simile capacità di materializzazione.
Molti pensano , ingenuamente, che a decapitare
la nobiltà francese sia stata la ghigliottina del ’92.
Ingenuità davvero colombina : l’invenzione del dottor Guillotin servì solo a tagliare la testa di alcune migliaia di aristocratici, non certo a stroncare l’aristocrazia.
Il vero patibolo fu eretto nel 1804,
occultato sotto le cartacee sembianze del code Napoléon.
La sentenza di morte fu eseguita , senza rullar di tamburi, da queste dieci parole
dell’art.742: “l’eredità si divide in parti uguali fra i discendenti”.
Altro che ghigliottina : nel giro di alcune generazioni queste scarne parole frantumarono le proprietà nobiliari, distrussero per sempre le basi materiali del potere aristocratico, aprirono alla borghesia l’accesso alla proprietà delle risorse,
la consacrarono come nuova classe dominante.
Chi descrive la Rivoluzione Francese come presa violenta del potere racconta favole: la Rivoluzione Francese, la vera Rivoluzione, non fu opera di Robespierre, ma di Robert-Joseph Pothier; fu il prodotto della forza possente delle parole del diritto.
Prevedo una obiezione.
A cambiare radicalmente le società dell’Occidente, mi si opporrà, non furono le parole del diritto, ma fu, prima ancora di esse, l’égalité predicata dall’Illuminismo, che il codice civile francese, seguito da altri codici, si limitò ad applicare al diritto successorio; oppure che fu il genio politico di Napoleone, che con la codificazione civile seppe tradurre in azione rivoluzionaria la filosofia dell’Illuminismo.
Senza Napoleone, l’artefice di quel codice, cioè Pothier,
non avrebbe avuto modo di passare alla storia.
Pongo però un interrogativo: senza Pothier che cosa avrebbe fatto Napoleone, al di fuori delle sue effimere conquiste militari?
Nulla gli è sopravvissuto fuorchè il suo code, tuttora in vigore in Francia.’
 
Chi pensa che il diritto sia il riflesso inerte della società che lo ha prodotto sbaglia di grosso. Il diritto può operare , e l’esempio appena prospettato lo mette in evidenza, come vero e proprio piano, a lungo termine, di trasformazione della società.
 
Francesco Galgano
Il diritto e le altri arti - Una sfida alla divisione fra le culture
Editrice Compositori 2009 (pag.16)
(il libro , con altre citazioni, è inserito nella Biblioteca del Formatore del nostro sito)
 
 
1-L’informazione che riorganizza la conoscenza.
 
Si può presentare come curiosità, come considerazione ampiamente argomentata,
o come una informazione carica di novità. Presentata all’aula, dopo averla studiata, approfondita e collegata ad altre informazioni, può diventare un’occasione molto produttiva per i partecipanti. Il confronto fra le loro considerazioni e quelle che il docente aveva precedentemente studiato , permetterà di riconoscere i diversi modi di ragionare e di trovare collegamenti.
Un esempio è in ‘metodi e tecniche’ sul nostro sito e riguarda l’origine della posta moderna ed il ruolo della famiglia Tasso .
(ricavati da ‘Tasso e L’Europa’, Atti del Convegno internazionale nel 4° centenario della morte del Poeta, Università di Bergamo maggio 1995, a cura di Daniele Rota;
cap. L’impresa postale dei Tasso in Europa) Altre informazioni in www.museodeitasso.com
 
 
2- Centri di ricerca scientifica del territorio
 
In un seminario per manager, un breve ciclo di incontri di due ore con scienziati e ricercatori di strutture pubbliche e private , presso le loro sedi , risulterà di grande efficacia.
Per organizzarlo, il formatore deve applicare  spirito d’iniziativa e capacità relazionale. Trovare gli interlocutori, ottenerne la disponibilità , creare il format dell’evento (evitando che venga vissuto come una visita aziendale) comporta un investimento in creatività (tema sul quale esiste un’ampia e nota letteratura).
Risulterà un dialogo particolarmente produttivo.
Un primo passo: creare una mappa sui luoghi della scienza del proprio territorio.
 
 
3- Sensibilizzare giovani neo-laureati all’economia e alla società del territorio
 
Neo-laureati che entrano in attività di relazione con l’economia locale (bancari e  assicuratori in particolare) possono integrare le  conoscenze del territorio dove andranno ad operare , con una giornata di lettura e di interpretazione di informazioni ricavate dal web.
Sul nostro sito alla voce ‘idee per la formazione’ è disponibile un esempio di format dal titolo
 ‘Farsi un’idea della società e dell’economia di un Comune attraverso il web.    
 
 
4- Frasi ad alta intensità
 
a-‘Ogni io trova se stesso come punto centrale, per così dire come punto- zero del sistema delle coordinate, a partire dal quale egli considera , ordina e conosce tutte le cose del mondo, quelle già note e quelle ignote’, ne consegue che ‘ognuno ha intorno a sé lo stesso mondo e, forse, una molteplicità di io vedono la stessa cosa, lo stesso frammento di mondo; ma ognuno ha la stessa manifestazione della cosa, per ognuno la stessa cosa si manifesta in modo diverso a seconda della differente posizione nello spazio’ (Husserl, I problemi fondamentali della fenomenologia. Lezioni sul concetto naturale di mondo, Quodlibet 2008 ed.) in Remo Bodei, La vita delle cose, Laterza 2009
b-‘Mi pare di averLe già espresso la mia sommessa opinione che nessuno riesce ad essere all’altezza di sé stesso, perché noi siamo il soggiorno ideale dell’infinito, forse la sua luminosa villeggiatura. Ognuno è un deus absconditus, ma pochi si conoscono o si riconoscono…’
p.26, Andrea Emo, Lettere a Cristina Campo, 1972-1976, In Forma di parole ed.2001
Chiedendo ai partecipanti di scegliere una frase e di commentarla si sviluppa o si arricchisce il modo di conversare.
Sarà interessante ricavare, alla conclusione, quali nuove idee o quali curiosità sono nate da questo tipo di conversazione.
 
 
5- Parole chiave e scrittura (creare tracce a fine corso)
 
Nell’ultima parte di un corso di formazione, si può aprire  uno spazio
per realizzare sintesi e scrivere su quanto è stato trattato.
La creazione del glossario dei concetti chiave può diventare sia una utile integrazione al materiale d’aula che una occasione per un follow up via web.
Ogni partecipante scrive una definizione e un commento su una parola contribuendo in questo modo alla creazione del glossario del corso che può costituire l’occasione per sviluppare la conversazione. 
 
 
 
“Comunità documentali
 
Ora, qual è la vera leva di questo gigantesco sisma?
Si risponde spesso che la svolta dipende dal’virtuale’, che vuol dire tutto e niente.
Io personalmente sono per una risposta un po’ più circoscritta..
il vero eroe è l’estensione ‘.doc’,
quella abbreviazione di ‘documento’
che ha invaso la nostra vita da un paio di decenni.
Qui si mescolano molti elementi, che stanno alla base della costituzione di quelle che potremmo definire ‘comunità documentali’,
cioè basate sulla condivisione di scritture e di protocolli che prendono il posto
delle parole e della vicinanza fisica.
Non è affatto detto che simili comunità si rivelino più in autentiche delle comunità ‘naturali’.
Di certo si dialoga molto di più.
E la documentalizzazione della vita, d’altra parte, non costituisce una novità assoluta: già Werther e Jacopo Ortis si struggevano sulle chat dell’epoca.
Più seriamente, religioni si sono formate su libri, nazioni sulla condivisione di leggi, e la nascita della opinione pubblica è strettamente dipendente
dall’esistenza dei giornali.
Però, come sempre, il web, questa grande rete di scritture e di registrazioni
ha portato un salto di qualità…..” pag.318
 
Maurizio Ferraris
Documentalità - Perché è necessario lasciar tracce
Laterza 2009
 
‘Tutto è per sempre. Oggi tutto è scritto, tutto si può ritrovare.
L’esplosione della scrittura svela l’essenza del legame sociale, la documentalità.
Perché è necessario lasciar tracce: altrimenti non ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai’

(questo libro è inserito nella Biblioteca del Formatore del nostro sito)

 


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