Bottegadellaformazione - notizie aprile 2010
Mercoledì 21 Aprile 2010
www.bottegadellaformazione.it
‘All’angolo di una strada Carlo vide un manifesto con questa scritta:
“Oggi dalle sei di mattina a mezzanotte, sull’ippodromo di Clayton,
viene assunto personale per il Teatro di Oklahoma!
Il grande Teatro di Oklahoma vi chiama!
Vi chiama solamente oggi, per una volta sola!
Chi perde questa occasione la perde per sempre!
Chi pensa al proprio avvenire, è dei nostri!
Tutti sono i benvenuti!
Chi vuol divenire artista, si presenti!
Noi siamo il Teatro che serve a ciascuno, ognuno al proprio posto!
Diamo senz’altro il benvenuto a chi si decide di seguirci!
Ma affrettatevi, per poter essere assunti prima di mezzanotte!
A mezzanotte tutto verrà chiuso e non sarà più riaperto!
Guai a chi non ci crede!
Partite tutti per Clayton!”
C’era molta gente ferma davanti al manifesto, ma pareva che questo non trovasse molte approvazioni. C’erano tanti manifesti, ed ai manifesti non crede più nessuno. E questo manifesto era ancora più inverosimile degli altri. Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga. Se questa fosse stata appena rispettabile, il manifesto ne avrebbe certamente parlato; non avrebbe trascurato la cosa più invitante. Non c’era nessuno che volesse diventare artista, ma tutti volevano essere pagati per il loro lavoro. Per Carlo tuttavia c’era nel manifesto qualcosa che lo attirava fortemente.”Tutti sono i benvenuti”, era scritto. Tutti, dunque anche per Carlo.’
Franz Kafka
America
Trad.di Alberto Spaini
Mondadori ed.( pag.292)
1-‘Che cosa ci trovo, cosa mi dice’
In un corso centrato sulla comunicazione e sulla creatività, è un esercizio che innesca diversi considerazioni. Ogni partecipante è invitato a improvvisare un pezzo di 20-30 righe (1500-2500 battute spazi inclusi) che, senza nome, andrà a costituire la piccola antologia d’aula di testi improvvisati. In seguito, ogni partecipante sceglierà un pezzo da commentare con la formula -‘cosa ci trovo, cosa mi dice’- e sul quale, se vorrà, potrà ricavare anche una immagine.
La breve esercitazione favorisce diverse considerazioni :
1-che la conoscenza- tacita o personale- può emergere attraverso l’improvvisazione ( e che può risultare sconosciuta a chi la scrive) e innescare un processo creativo in un altro lettore,
2-che esiste una sorta di tempo generativo (quello utilizzato per l’esercizio) che può aprire percorsi di creatività collettiva,
3- che può fornire una riprova all’espressione latina "pro captu lectoris habent sua fata libelli" (lett. "secondo le capacità del lettore i libri hanno il loro destino") (che ) è il verso 1286 del De litteris, De syllabis, De Metris ("La fonetica, le sillabe, la metrica") di Terenziano Mauro (“.Con queste semplici parole lo scrittore sottolinea l'imprevedibile destino che accomuna i libri, best-sellers o carta straccia a seconda delle variabili più diverse: il contesto storico, il gusto della società, la sensibilità personale, una bella copertina.. “)(in Wikipedia)
Elzeviri 1960-2000, Introduzione e cura di Grazia Marchianò, Bur Rizzoli 2009
2- ‘Autofagia cognitiva’
Nel numero di aprile di Learning News, la rivista online di AIF , Pier Sergio Caltabiano, presidente di AIF, in ‘ L’autofagia cognitiva quale nemico della ricchezza intellettuale’ scrive, tra l’altro, che ‘i formatori..se da un lato devono sistematicamente affinare le proprie competenze professionali perfezionando gli approcci metodologici, integrando le dimensioni contenutistiche delle proprie performance, rendendo congruenti a livello valoriale e identitario, le logiche del proprio essere esperti di processi di apprendimento dall’altro hanno un rilevante compito socio-culturale di contribuire a combattere l’affermarsi di forme di autofagia cognitiva che rappresentano la dimensione più elevata e patologica di quella autoreferenzialità così diffusa nel nostro Paese, talvolta anche fra chi ricopre ruoli di responsabilità nei contesti organizzativi. Nella consapevolezza che la chiusura in se stessi e la ricerca nelle proprie riserve cognitive e nella propria esperienza soggettiva delle risorse per affrontare la pur critica realtà circostante, siano il presupposto per iniziare a depauperare quella ricchezza delle conoscenze possedute che, al contrario, cresce e si potenzia virtuosamente soprattutto con la contaminazione reciproca e con il rifiuto di ogni forma di anoressia intellettuale’. In questo interessante testo - reperibile in www.aifonline.it Learning archivio news Aprile 2010 - si coglie come le due parole - autofagia e anoressia - determinino un supplemento di riflessione , obbligando il lettore ad evocare proprie memorie sul mangiare
( -phagia) e sulla mancanza di appetito (an-privativo- órexis da orégo ‘1-tendo, distendo, porgo, 2- aspiro a, desidero, bramo ).
Il ‘mangiare se stessi’ e il‘ non avere appetito’ incorporano un allarme che è ben compreso e che, in questo caso, obbliga ad una benefica memorizzazione dei contenuti dell’articolo.
3- ‘Investire su se stessi’
Inserendo queste parole sui motori di ricerca (a cominciare da http://ecosia.org/) si può avere un’ idea della diffusione del concetto. Le ragioni sono le più varie e alcune verificabili sia attraverso i trend dei consumi dedicati all’area del benessere personale che alle biografie di diverse tipologie di imprenditori e di persone che si ‘inventano il lavoro. Tra le proposte editoriali recenti , un taglio originale è in ‘Prendi in mano la tua vita’ di Gian Franco Goeta e Alberto Camuri, ( Gruppo 24 Ore ed. 2010, con CD). Gli autori, esperti in coaching, attraverso esperienze espresse nella loro professione http://www.schoolofcoaching.it/, propongono un lavoro di ricerca e di sviluppo su se stessi attraverso un originale programma di self coaching. Un passaggio interessante riguarda l’uso del Diario :‘fare e documentare ciò che facciamo, come lo facciamo, come le viviamo, come lo vivono gli altri, i nostri interlocutori’, ‘il Diario diventa un serbatoio in cui riversare questo eccesso di energie, di pensieri, di tormenti di dubbi, di sofferenze’, ‘la rilettura ha un effetto liberatorio…stabiliamo una distanza…riusciamo a verificarle la validità’ (pag.103, 104). Merita attenzione questo riconoscimento al valore della scrittura nell’autoformazione ( ‘nulla dies sine linea’ - nessun giorno senza un rigo – era un antico e saggio suggerimento).
4- Vedere le cose da diverse prospettive
In un corso dove si parli di empatia e di capacità di immedesimazione, un esercizio che permetta ad ogni partecipante di vivere attraverso ruoli predefiniti e quaindi da prospettive diverse la stessa situazione, permette interessanti elaborazioni.
Le situazioni da analizzare è bene che siano ricavate da fenomeni presenti nel territorio (meglio se con foto): la chiusura di un cinema in un centro storico, l’inaugurazione di una nuova palestra, l’‘affittasi’ di un locale che fu prestigioso, l’apertura di un mercatino dell’usato in franchising….
Ad ogni partecipante viene affidato un ruolo professionale - immobiliarista, artigiano, commercialista, consulente in marketing, analista di comportamenti sociali…- attraverso il quale viene osservata la stessa situazione .
Questa lettura , per quanto simulata, permetterà di riconoscere e di discutere gli strumenti di osservazione usati , le diverse conclusioni e di acquisire un dato di senso comune – le cose si prestano a diverse interpretazioni- ma che è difficile da trasformare in un tema di discussione ragionata.
5- ‘Nel vocabolario e nella testa degli altri’.
Per entrare in questo tema il formatore ha a disposizione due importanti testi.
‘ Esercizi di stile’di Raymond Queneau, dove una stessa trama è raccontata in novantanove modi diversi. Il libro è stato pubblicato nel 1983 da Einaudi e tradotto da Umberto Eco con il testo originale a fronte. Nel 2008 Stefano Bartezzaghi ha curato una nuova edizione (mantenendo la traduzione di Eco).
‘Una sola moltitudine’, di Fernando Pessoa, Adelphi ed.2 voll. L'edizione è curata da Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi
‘Si immagini infatti un Paese (il Portogallo) che vive per vent'anni (dal 1914 al 1935) un'età dell'oro della letteratura: poeti, saggisti, prosatori, dalle fisionomie inconfondibili e a volte incompatibili, tutti però di altissima qualità, vi operano insieme, si incontrano, si scontrano.
Uno sperimentatore violento e straripante, suscitatore di avanguardie, come Àlvaro de Campos, un desolato nichilista come Bernardo Soares, un poeta metafisico ed ermetico come Fernando Pessoa, un neoclassico come Ricardo Reis e, dietro a tutti, un maestro precocemente scomparso: Alberto Caeiro.
Ebbene: tutti questi autori, tutte queste opere, tutti questi destini furono "una sola moltitudine", perché nascevano tutti dall'invenzione dissociata e proliferante di una sola persona, l'anagrafico Fernando Pessoa, oscuro impiegato di una ditta di Lisbona, dove aveva l'incarico di scrivere lettere commerciali in inglese.
E quelli che abbiamo citato sono solo i più importanti fra gli scrittori 'inventati' da Pessoa: finora i suoi manoscritti hanno rivelato tracce e frammenti di ventiquattro autori. "Sii plurale come l'universo!" sembra essere stato l'imperativo unico di Pessoa.
…..
I compratori di cose inutili sono sempre più saggi di quanto non si creda- comprano piccoli sogni.
Quando comprano sono bambini.
Essi possiedono tutti quei piccoli oggetti inutili il cui seducente richiamo li induce a comprare, consapevoli di avere il denaro, con l’atteggiamento felice di un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia – immagine che più di ogni altra dà l’idea completa della felicità puerile.
Raccoglie conchiglie sulla spiaggia!
Per il bambino non ve ne sono mai due uguali.
Si addormenta tenendo in mano le due più belle e quando gliele perdono e o gliele prendono – che crimine!
(291) pag.205
Collaborare, legarsi, agire con gli altri è un impulso metafisicamente debole. L’anima che viene data all’individuo, non deve essere imprestata per le sue relazioni con gli altri.
Il fatto divino di esistere non deve essere consegnato al fatto satanico di coesistere.
Agendo con gli altri, perdo perlomeno una cosa: l’agire da solo.
Quando mi offro, anche se sembra che mi espanda, limito me stesso…
La vita di adulti si riduce a fare l’elemosina altrui.
Disperdiamo la nostra personalità in orge di coesistenza.
(207) pag.153
Pessoa
Il libro dell’inquitudine
A cura di Piero Ceccucci
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
Grandi Tascabili Economici Newton 2006
(in queste pagine l’eteronimo* di Pessoa è il ‘desolato nichilista’ Bernardo Soares)
*L'eteronimia è lo studio degli eteronimi (dal greco héteros = diverso, altro e onoma = nome) cioè autori fittizi (pseudoautori), che però posseggono una loro personalità. Il loro autore è detto ortonimo.Gli eteronimi differiscono dagli pseudonimi, perché questi ultimi sostituiscono il vero nome dell'autore, che rimane così sconosciuto. Gli eteronimi invece coesistono con l'autore, e ne formano una sorta di estensione del carattere; sono personaggi completamente diversi che pare vivano di vita propria, scrivendo spesso con uno stile diverso da quello dell'ortonimo.
Il termine è particolarmente noto con riferimento allo scrittore e poeta portoghese Fernando Pessoa, che ideò numerose identità alternative per scrivere poesie e romanzi.(wikipedia)
Bottegadellaformazione-notizie è inviata gratis su richiesta. |