“ La rivoluzione della lettura ha (quindi) fondamenta sia neuronali sia culturali, ed è cominciata non con il manifestarsi del primo alfabeto,
ma con l’emergere dei primi sistemi completi di scrittura.
Questa accresciuta efficienza nella scrittura e la memoria che essa ha liberato
hanno contribuito a nuove forme di pensiero,
e così i sistemi neuronali si sono preparati per la lettura.
Pensieri nuovi si sono presentati più prontamente a cervelli
che avevano già imparato a riorganizzarsi per leggere.
Le capacità intellettuali sempre più raffinate promosse dalla lettura e dalla scrittura hanno arricchito il nostro repertorio intellettuale e continuano a farlo.
Per meglio comprendere questo punto, dobbiamo riflettere su una questione:
quali le abilità promosse dalla lettura e dalla scrittura
che non troviamo nelle culture orali? (…)
Pochi studiosi sono stati più eloquenti, sul contributo di lettura e scrittura all’emergere della coscienza nel mondo antico, dello storico della cultura gesuita Walter Ong (…). Ong in un brano profetico ha scritto:
‘L’interazione tra l’oralità nella quale tutti gli esseri umani nascono e la tecnologia della scrittura, nella quale nessuno è nato, tocca le profondità della psiche.
E’ il mondo orale che per primo illumina la coscienza con una lingua articolata, che separa il soggetto dal predicato e poi li mette in rapporto, e che unisce gli esseri umani nella società.
La scrittura induce divisione e alienazione , ma anche una più salda unità.
Intensifica il senso dell’io e alimenta un’interazione più consapevole tra gli individui. La scrittura alimenta la coscienza.’
“Se il nostro riferimento è il modello anglosassone, siamo almeno riusciti ad adattarlo in modo creativo? «No, non l' abbiamo rielaborato. Addirittura ci siamo lasciati sottrarre anche i classici: Machiavelli e Guicciardini li hanno utilizzati nella cultura manageriale più gli stranieri di noi. Leopardi ha pagine straordinarie, per esempio
nelle "Operette morali" il dialogo tra Cristoforo Colombo e Gutierrez è un verotrattato sul rischio” (in ‘Dirigenti, imparate da Leopardi’intervista a P.L.Celli di E.RiboniCorriere della Sera 17.11.2006).
Molti i testi che propongono la letteratura come occasione per la formazione: F.Varanini, Romanzi per manager, Marsilio 2000, Leggere per lavorare bene.Nuovi romanzi per i manager, Marsilio 2007; una terza raccolta di Varanini sarà pubblicata da Este , una anticipazione è in www.principediconde.blogspot.com;
M. Minghetti e F. Cutrano (a cura di), Le nuove frontiere della cultura d’impresa.Manifesto dellohumanistic management Etas 2004; A.Castronovo, Ombre del novecento, Ed.La Mandragora 2002.
Il ‘Il grande libro della letteratura per manager, 50opere lette in chiave d’impresa a cura di F.Bogliari, postfazione di M.Lombardi (testi di Bogliari, Cutrano, Di Marco, Lombardi, Riboni, Trupia) Etas 2008, è costruito con una formula interessante. Un esempio è a pag.69, in PavelA.Florenskij a cura di Piero Trupia. Del suo straordinario libro ‘Non dimenticatemi’ è proposta la sinossi, il commento, le parole chiave(‘coerenza,forza vitale, istituzione totale, statura psichica, unitàdell’essere, volontà’) e le ‘opere correlate’. Un modello che si presta per la creazione , da parte del formatore, di una antologia personale di testi e di autori.
2- Territorio e formazione
Il territorio può essere letto come una sorta di ‘letteratura’. Storia, cultura, demografia, insediamenti, geografia, distretti produttivi, economia, viabilità, mappe, immagini locali, protagonisti …sono alcuni dei capitoli che riguardano questa letteratura e che sono presenti nel web. Per chi lavora nell’area commerciale, in aule attrezzate col web, possono essere creati progetti di ricerca ‘a tema’ ed avere in tempi brevi risultati molto produttivi.
Stupisce la quantità di informazioni e di collegamenti che possono essere ricavati attraverso la combinazione di diverse chiavi di accesso.
I siti di Istituti di Società di ricerca quali Istat, Eurispes, Doxa, Eurisko, Demoskopea, Nomisma (e molti altri) offrono studi e sintesi su diversi comportamenti sociali e sulla composizione e sulla struttura dei luoghi di vita e di lavoro.
Chi volesse invece muoversi, nell’ambito del tema ‘geografia e letteratura’ ha un’opera fondamentale in ‘ Geografia e storia della letteratura italiana’ (1967) di Carlo Dionisotti (it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Dionisotti) e altre che permettono altre occasioni di studio ‘I luoghi letterari: paesaggi, opere e personaggi ‘(Italia settentrionale) di Giampaolo Dossena, Sugar 1972, e ‘Guida Letteraria dell’Italia’ di D. e A.Maurer, Guanda editore 1993.
Molto ampie la combinazioni fra ‘ territorio’ e altre parole chiave (arte, scienza…)
3- ‘Un sincero interesse per il cliente’ (considerazioni sul ‘fattore umano’)
Poichè il cliente non interpreta subito come guadagno l’essere oggetto di attenzioni, di offerte e di volontà di servizio, ne consegue una asimmetria, ben nota a chi sta entrando nel lavoro commerciale. Il richiamo al ‘fattore umano’, nel rapporto con il cliente, spesso appare come un modo per edulcorare una relazione che non c’è e non può esserci, essendo questa, almeno all’inizio, tutta concentrata sul raggiungimento di un obiettivo commerciale. ‘Fattore umano’ che si raffredda rapidamente non appena il cliente si svincola dal rischio di un abbraccio nel quale vede solo decisioni da prendere. Anziché ‘un sincero interesse per il cliente’ se il contenuto diventa ‘un sincero interesse sui vantaggi dello scambio con il cliente’ e se il futuro venditore su questi è in grado di gestire la relazione, il’fattore umano’ passa, almeno inizialmente, in secondo piano. Quindi più liberi dal ricorso ad atteggiamenti forzati (e manipolatori) e più concentrati sul significato e sul valore dell’offerta, quando si affaccerà il ‘fattore umano’ questi risulterà più sano.
4- ‘Relazione con il cliente’ (e auto comunicazione)
“Diverse, dunque, le analogie tra il rapporto medico-paziente e quello consulente-cliente. “Sono entrambi contesti complessi caratterizzati da incertezza”, sottolinea Monti. “Il medico, o il consulente, credono che i termini che utilizzano evochino una rappresentazione univoca, ma le persone invece sviluppano a volte anche rappresentazioni estremamente eterogenee. In entrambi i contesti, gli esperti (il medico e il consulente) dovrebbero prestare molta più attenzione al processo di comunicazione e di costruzione di quella che gli economisti chiamano common knowledge” è un frammento di Marco Monti , ‘bocconiano e ricercatore al Max Planck Institute di Berlino, che studia i processi decisionali e di comunicazione trabanca e cliente e tra medico e paziente. E con l’iphone aiuta i diabetici’
“Marco Monti é stato recentemente invitato a presentare il suo lavoro di ricerca al Mit di Boston, dove ha iniziato una collaborazione per sviluppare interfacce tecnologiche che possano aiutare le persone a capire dove sono più deboli e a farle, in un certo senso, scegliere meglio. ‘Un esempio? Stiamo sviluppando un’applicazione per iPhone che aiuti i giovani diabetici a prendersi maggiormente cura di sésegnalando in modo proattivo eventuali comportamenti alimentari scorretti. Attraverso il localizzatore gps, lo smartphone segnala quante volte in un mese, per esempio, si è entrati in una gelateria, aiutando il giovane paziente a diventare più consapevole delle proprie azioni e a leggerne in prospettiva gli effetti futuri”.
Attraverso una sorta di auto-ascolto , il formatore che decida di inventariare le parole che usa più di frequente nel proprio lavoro, le potrà utilizzare come parole chiave per selezionare nel web aggiornamenti e integrazioni.
Interessanti anche i confronti, usando la stessa parola chiave, fra i vari motori di ricerca. L’esempio qui riportato riguarda ‘motivazione’ in ‘ecosia’
“ Nonostante sia un artefatto complesso, e nonostante sia prodotto in massa
e secondo una norma standardizzata,
la parola non ha bisogno di un mestiere o di un’arte
per essere prodotta o riprodotta:
i bambini imparano fin dall’infanzia a crearle, senza neanche andare a scuola;
gli adulti non cessano di produrle, senza andare mai in pensione.
Chiunque può creare parole, sempre identiche a loro stesse, senza bisogno di strumenti che non siano quelli della mente e dell’apparato fonatorio,
e senza obblighi o controlli di un’autorità.
Unica eccezione è il consenso della comunità alla quale una parola è destinata, consenso che tra l’altro avviene tacitamente, con la semplice adozione della parola. Per riprodurla, una volta creata da altri, non serve neanche questo.
La scuola, da quando è nata come istituzione sociale, nell’ambito delle società socialmente stratificate, nell’uso della lingua introduce norme di correttezza e di stile che servono a distinguere, socialmente, i colti dai meno colti.
Ma ciò non cambia la sostanza delle cose.
Siamo perciò davanti a una proprietà che dà a tutti i parlanti il ruolo di liberi creatori,innovatori, utenti, gestori e custodi di un immenso tesoro collettivo, da cui tutti possono liberamente attingere, e che
ciascuno può arricchire o modificare.
Su questa, che è forse la più straordinaria fra le proprietà della parola,
torneremo più oltre’ (pag.41)
Mario Alinei
L’origine delle parole
Aracne editore 2009
Professore emerito (1926) all'Università di Utrecht, dove ha insegnato dal 1959 al 1987, è fondatore e co-redattore dei Quaderni di Semantica una rivista che tratta della semantica teorica e applicata. È stato presidente dell'"Atlas Linguarum Europae" (presso l'Unesco) di cui è stato co-fondatore