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Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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Newsletter 85 - 9 Dicembre 2009

Mercoledì 9 Dicembre 2009,
newsletter da
www.bottegadellaformazione.it


“La parola italiana ‘persuasione’ è un latinismo che riproduce in forma italiana il nome di azione, corrisponde al verbo latino persuadere.
Questo è composto di per e suadere.
Suadere vuol dire ‘consigliare’, persuadere definisce allora un‘consigliare condotto a buon fine’. (…)
E più in su ancora?
Suadere è verbo denominativo di un presunto swade a sua volta nome astratto, corrispondente all’aggettivo swadus,
che sopravvivecosì nel greco hedys come nel latino suavis.
Formalmente , il valore di ‘consigliare’ deriva da una nozione attinente al ‘dolce’, e sembra metterci sulla strada,
pericolosamente deamicisiana,di un’consigliare’ materno, affine all’’addolcire’.
Non è così.
Questa famiglia di swadus è collegata, specialmente in greco alla nozione di ‘piacere’, ma evidentemente l’associazione del piacere
e del dolce non può trasferirsi automaticamente,
dal significato voluttuario che ha per i nostri bambini, al mondo della preistoria.
Il ‘consigliare’ non sarebbe mai nato da una definizione ornamentale del dolce.
Prima di essere voluttà e capriccio, all’uomo che si nutriva di bacche e frutti, che ignorava ancora agricoltura e pastorizia,
dolce’ appariva come ciò che è ‘maturo’.
Il suo opposto non era come per noi l’amaro, ma l’aspro , l’acerbo.
Dolce era una nozione funzionale, non estetica.
Ecco allora il punto: ‘consigliare’ non indicava né una tecnica né un artificio.
Significava‘operare secondo un criterio analogo alla maturazione di un frutto’.
Pensate alla differenza che passa, anche per noi, tra il far maturare un desiderio o una decisione’
ancora nell’ambito della persuasione,e le sollecitazioni odierne imposte atemporalmente,
aggressivamente, a obbedire o comprare alla cieca.”
 
Giacomo Devoto, Civiltà di parole, Vallecchi ed.1965, a pag.215
 
 
 
1- ‘In forma di parole’ (in due domande)

In certi tipi di corsi di area commerciale,   a giro di tavolo concluso, chiedendo ai partecipanti  di rispondere - per parole chiave-  alla  domanda ‘gli aspetti più piacevoli, stimolanti, creativi nello svolgimento del mio lavoro sono…. ’ e successivamente, dopo avere raccolto i fogli con le risposte, chiedendo di rispondere ad un’altra  domanda ‘gli aspetti più faticosi nello svolgimento del mio lavoro sono….’, si ottengono idee per orientare in modo molto costruttivo sia le esercitazioni che i lavori di gruppo.
La scrittura impegna i partecipanti e, su domande come queste, è preferibile alla modalità orale.  
 

2- Auto-descrizioni

Nella sezione ‘metodi, criteri, tecniche’ del nostro sito, sono disponibili due schede.  
Entrambe forniscono al formatore materiale per diverse applicazioni.
 

3-Professionalità
(in due domande)

“Cosa hanno in comune comportamenti o prestazioni considerati ad ‘alta professionalità’? “ I partecipanti , riflettendo su situazioni vissute, a questa domanda rispondono di solito con parole quali  ‘ conoscenza , strumentazione aggiornata, metodo,  procedure, rispetto dei tempi, qualità, motivazione..’.
Una successiva domanda:
‘ quali costi è necessario che artigiani, funzionari, dirigenti, operai, commercianti, professionisti ..sostengano per mantenere il loro livello di professionalità?’ innesca interessanti riflessioni sui costi dell’autodisciplina, del training continuo, dello studio necessari per ‘stare sul mercato’.
 

4- ‘Dirlo prima’
(l’effetto ‘tesina’)

Se all’inizio del corso i partecipanti vengono informati che due ore dell’ultima giornata saranno dedicate ad un lavoro individuale su alcuni argomenti del corso ,
si mettono le basi per una interessante conclusione.
Utilizzando appunti e dispense, i partecipanti di fatto costruiranno  una sorta di manuale sui temi trattati. In questa fase il formatore avrà un ruolo redazionale.
Un vantaggio non trascurabile dell’effetto tesina consiste nel ‘ridare vita agli appunti’.
 

5- Cibo e cucina nella formazione

Esistono  formatori che utilizzano la pratica della cucina e l’uso della convivialità per realizzare interventi formativi, un’occasione per conoscere  un approccio originale è per il giorno venerdì 11 dicembre all’Aquila, alle ore 11,  nell’ambito della Fiera della Conoscenza, www.fieradellaconoscenza.it. Alla Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza - Coppito (Aq) Iter Novit presenta il progetto “eduKando …un menu formativo” Intervengono: Antonio Paolini, giornalista e scrittore, esperto di enogastronomia; Serenella Ottaviano, responsabile del progetto; Gianluca Bucci, esperto di comunicazione interpersonale. Informazioni: info@iternovit.com www.iternovit.com
 
“..Il commensale gastronomo mangiando si assoggetta ad una rigorosa pratica comunitaria: la conversazione. La conversazione (fra molti) è in un certo senso la legge che garantisce il piacere culinario da ogni rischio psicotico e mantiene il buongustaio nei limiti di una ‘sana’ razionalità parlando-ragionando- mentre mangia, il commensale conferma il suo io e si protegge da qualsiasi fuga soggettiva nell’immaginario del discorso. Il vino, per Brillat- Savarin, non ha alcun privilegio particolare : come il cibo e assieme ad esso, amplifica lievemente il corpo (lo rende’brillante’) ma non lo muta. E’un’antidroga” (pag.16 della prefazione)
 
“Brillat ha compreso chiaramente che, in quanto soggetto del discorso, il cibo era una specie di griglia (o di topica, come avrebbe detto l’antica retorica), attraverso la quale si potevano far passare tutte le scienze che noi oggi chiamiamo sociali e umane.
Il suo libro tende, anche se in modo appena accennato alla enciclopedia. (..)
Questo enciclopedismo – questo ‘umanismo’ – è racchiuso , per Brillat Savarin, nel nome di gastronomia: ‘la gastronomia è la conoscenza di tutto ciò che si riferisce all’uomo in quanto essere che si nutre’.
Una simile apertura scientifica corrisponde perfettamente a ciò che B.S.fu nella vita : un soggetto essenzialmente polimorfo: giurista, diplomatico, musicista, uomo di mondo, buon conoscitore della provincia e dei paesi stranieri, il cibo non fu per lui una mania, piuttosto una specie di operatore universale del discorso’. (pag.38 della prefazione)
Lettura di Brillat-Savarin di Roland Barthes
 
‘Il fritto è sempre ben accetto nei ricevimenti, dove introduce una appetitosa variante: si presenta bene, conserva il suo sapore primitivo e può essere mangiato con le mani, cosa che piace sempre alle signore’ (…)
 
‘Tutto il merito di una buona frittura è affidato alla sorpresa: così si chiama l’invasione del liquido bollente che carbonizza o imbiondisce, all’atto stesso dell’immersione, la superficie esterna del corpo così trattato.’
Fisiologia del gusto
di Brillat-Savarin Pag.94
 
In Brillat-Savarin letto da Roland Barthes, Sellerio ed.1978
(La ‘Fisiologia del gusto’ fu pubblicata nel 1825, B.S. visse tra il 1755 e il 1826)

 


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