‘Quando presi a studiare l’italiano , e mi fui un tantino familiarizzato
con la sua fonetica e con la sua prosodia,
all’improvviso capii
che il baricentro dell’attività discorsiva s’era spostato:
verso le labbra, verso l’esterno della bocca.
D’un tratto, la punta della lingua s’era trovata in una posizione di spicco.
Il suono aveva fatto un balzo
verso la barriera dei denti.
Qualcos’altro ancora mi colpì – il carattere puerile della fonetica italiana, la sua stupenda infantilità, la sua vicinanza al cinguettio dei bambini,
un certo suo congenito dadaismo (…)
Desiderate familiarizzarvi col rimario italiano?
Prendete l’intero vocabolario italiano e sfogliatelo a piacere..
Qui tutto rima con tutto.
Ogni parola chiede di mutarsi in concordanza.
E’ straordinaria la profusione di desinenze convolanti a nozze.
Il verbo italiano si rafforza verso la fine e solo nella desinenza si carica di vita.
Ogni vocabolo ha fretta di esplodere,
volar via dalle labbra, fuggire,
lasciare il campo ad altre parole.
Osip Mandel’štam, Conversazione su Dante,
a cura di Remo Faccani pag.47 , Il Melangolo 1994/2003
A cantare davvero
e in pienezza di cuore,
finalmente
tutto il resto
scompare: non rimane
che spazio, stelle e voce
Osip Mandel’štam, Poesie
a cura di Serena Vitale, Garzanti 1972
“Crede nel peso, venera lo spazio/ama teneramente la materia./Non rimprovera ciò che è materiale/per la lentezza e la costanza”Così S.Gorodeckij descriveva
Mandel’ štam nel 1914, in una poesia a lui dedicata. Precisa definizione di un poeta che aveva affermato:’Amate l’esistenza delle cose più delle cose stesse’”
(Serena Vitale)
O.M. Varsavia 1891- 1939, Vtoraja Rečka, lager di transito per Vladivistok
1 La parola parlata
Chi progetta corsi sulla ‘comunicazione’ valuti l’opportunità di inserire una sessione che permetta alle persone di comprendere le potenzialità della propria voce.
La lettura di un testo ad alta voce , dopo alcune prove e i necessari commenti, permette di riconoscere i ritmi del testo e di comprendere come sia sottoutilizzata la ricchezza della voce .
Va anticipata , in pre-lettura, una breve raccolta di testi che permetta ai partecipanti di scegliere il testo che in modo risonante porgeranno all’attenzione dei colleghi.
Un esempio di raccolta di testi è in Idee per la formazione sul nostro sito www.bottegadellaformazione.it (Testi per’ la parola parlata’)
Il 20 novembre a Marghera ci sarà un workshop di una giornata dedicata alla voce -Il Fonema e il Diaframma- organizzato da AIF Veneto info@aifveneto.it
La creazione di liste su attività da svolgere ( prima di organizzare un evento) o su cosa osservare (per realizzare un controllo di qualità in un ambiente) (e gli esempi possono continuare), realizzate come esercitazioni da sottogruppi in un’aula di formazione, produce risultati interessanti.
Il loro confronto permetterà una discussione feconda sulle ragioni delle omissioni e sui motivi delle diverse scelte
Il testo di U.Eco, La vertigine delle liste, Bompiani 2009, è una straordinaria raccolta di liste.” Eco, che aveva pensato di occuparsi del tema degli elenchi già all'inizio degli anni Novanta, quando tenne le sue Norton Lectures ad Harvard, ha ricordato che esistono due tipi di liste, quelle pratiche e quelle poetiche: "Alle liste pratiche appartengono sia la lista della spesa che il catalogo della biblioteca. Sono elenchi di cose che esistono veramente e il cui numero è finito. Le liste poetiche invece possono anche parlare di cose inesistenti, ma soprattutto devono suggerire l'idea dell'infinito. Naturalmente, noi possiamo provare a trasformare le liste pratiche in liste poetiche, come appunto farei io con l'elenco del telefono".
“Su un'isola deserta mi porterei l'elenco del telefono, una lista pratica e concreta che però la nostra fantasia può trasformare in un contenitore infinito di storie meravigliose". Ironico e paradossale come sempre, Umberto Eco difende ancora una volta il fascino vertiginoso dell'elencazione. Lo ha fatto ieri nella capitale francese, dove ha presentato il ricco programma multidisciplinare da lui ideata per il Museo del Louvre.(Fabio Gambaro, Repubblica,7.10.2009)
3-Cosa ci vedete? Cosa vi fa venire in mente?
Mostrando una breve serie di diapositive - volti, abitazioni, negozi..- o facendo ascoltare suoni e rumori, e chiedendo di scrivere idee e interpretazioni,
la risposta cumulativa così ottenuta diventa il punto di partenza per una considerazione solo apparentemente ovvia.
Non tanto la diversità delle risposte, ma la loro quantità è il fenomeno sul quale riflettere. Se la lista delle informazioni più originali sarà poi utilizzata per simulare iniziative (contatti, elaborazioni ecc.) emergerà il tema delle informazioni sottoutilizzate o sconosciute.
4- Disegnare il lavoro (writers & imprese)
‘Fate uno schema del vostro lavoro’ E’ un esercizio che obbliga a ragionare forma di flussi, percorsi ed elaborazioni visive. Chi decidesse poi di utilizzare tali schemi per trasformarli in murales sia per l’esterno che per l’interno della propria fabbrica, ha un esempio realizzato a Calderara di Reno (Bologna) dall’industria www.air-tec.it che ha affidato www.dadoestefy.com la realizzazione del progetto.
Il programma del convegno, svolto il 30.10.09, è in:
In corsi dove si preveda l’uso della tavolozza elettronica , l’esercizio di fare disegnare un sogno si rivela particolarmente interessante. Sogni , di Franz Kafka Sellerio Editore 1997, è una raccolta particolarmente ricca e suggestiva. Un esempio:
‘Sono arrivati dei sogni , risalendo la corrente del fiume, stanno salendo per una scala sulla banchina.Ci si ferma, si conversa con loro, essi sanno molte cose, quello che non sanno è di dove vengono. Molto tiepida questa sera d’autunno. I sogni si volgono verso il fiume e alzano le braccia.Perché alzate le braccia, invece di stringerci in esse?
(Frammenti di quaderni e fogli sparsi, senza data) Franza Kafka, Sogni , Sellerio Editore 1997
Un autore che aiuta a riflettere su questo tema è Gaston Bachelard in ‘La poetica dellarêverie’Dedalo ed.2008.
”Quando il soggetto che riposa si abbandona alla rêverie, l’universo fantasticato contribuisce alla sia felicità. A chi desidera fare bei sogni, consiglio di cominciare con l’essere felice. Soltanto così la rêverie svolge la sua vera funzione, trasformandosi in rêverie poetica ed esaltando la bellezza. Se il sognatore avesse talento, sfrutterebbe la sua rêverie per creare un poema’(p.19)
‘La rêverie come stato dello spirito che si abbandona a ricordi e a immagini..è per Bachelard la situazione in cui l’io, dimentico della sua storia contingente, lascia errare il proprio spirito e gode in tal modo di una libertà simile a quella del sogno (rêve), in rapporto al quale la rêverie indica tuttavia un fenomeno della veglia e non del sonno’(commento della traduttrice Giovanna Silvestri Stevan).
“Ogni giorno la grande estate trapassava da parte a parte il buio appartamento al primo piano dell’edificio che dava sulla piazza del mercato:
silenzio di sprazzi d’aria
tremolanti rettangoli di luce
immersi in un loro sogno rovente sul pavimento;
una melodia d’organo di Barberia
strappata alla più profonda vena dorata del giorno (…)
Il sabato pomeriggio uscivo a passeggio con mia madre.
Dalla penombra dell’atrio si accedeva di colpo al bagno solare del giorno.
I passanti, brancolando in quell’oro, dal bagliore tenevano gli occhi semichiusi,
come impastati di miele,
mentre il labbro superiore, sollevato, scopriva le gengive e i denti.
E tutti coloro che brancolavano in quel giorno dorato
portavano sul viso la stessa smorfia di calura,
quasi che il sole avesse imposto ai suoi adepti un’unica e identica maschera,
la maschera dorata della fraternità solare;
e tutti coloro che in quel giorno camminavano per le strade, che si incontravano, si incrociavano, giovani e vecchi, donne e bambine,
si salutavano al passaggio
con quella stessa maschera d’oro dipinta sul volto,
barbarica maschera di un culto pagano”
Bruno Schultz
Le botteghe color cannella Einaudi 1970 (pag.3)
“I racconti di Schultz costituiscono un unico ciclo di ricordi d’infanzia, un album di abbaglianti quadretti a colori, dipinti col gusto della pittura domenicale e pervasi di fumisteria, di ironia, di giuoco clownesco (..) Una grande giocolerìa metafisica sommuove l’universo di Schultz. Gli oggetti non hanno pace. Riprendendo un motivo, caro ai cubofuturisti russi e al dadaismo, la rivolta delle cose, egli descrive le migrazioni di pentole, botti, bottiglie, l’inarrestabile invasione di secchi vocianti e di vaneggianti catini, le cavalcate di assi e di travi, l’arrampicarsi l’uno sull’altro divecchi cappelli e cilindri.”
Angelo Maria Ripellino nella prefazione
B.S. 1892 Drohobycz (Galizia : Austria poi Ucraina) - 1942, ghetto di Drohobycz