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Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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Newsletter 81 - 22 Luglio 2009

Mercoledì 22 Luglio 2009,
newsletter da
www.bottegadellaformazione.it

“Il passaggio dalla rappresentazione alla presentazione
è una questione tutt’altro che teorica;
anzi ha innegabili riflessi sulla vita quotidiana.
La prima
di queste due modalità è soprattutto
cerebrale, disincarnata, intellettuale;
la seconda
è molto più sensuale e ristabilisce un rapporto con le radici terrene dell’umano.
Un’analoga differenza esiste tra
lo spettacolo
che domina nella società ufficiale e
la teatralità,
l’antico theatrum mundi tipico della società ufficiosa (...)
Certo l’espressione può apparire inflazionata,
ma fare della propria vita un’opera d’arte non è un semplice modo di dire.
Una delle manifestazioni possibili è fare il proprio cinema,
e si può scommettere che l’artista postmoderno sarà colui che saprà radicare la sua produzione nell’humus dell’esistenza quotidiana.(…)
L’aspetto esemplare della presentazione
si trasforma in una creazione straordinaria
attraverso un processo di accumulo e di intensificazione.
L’arte in questo senso, non è più
qualcosa di separato, di distante, di astratto,
ma è un elemento concreto dell’esistenza comune.
Concreto’, in senso etimologico (cum crescere)
rimanda al ‘crescere con’:
svilupparsi dalla radice della nostra specie comune.

Michel Maffesoli, Icone d’oggi. Le nostre idol@trie postmoderne.
Sellerio 2009 (a pag.210) trad.Roberta Ferrara.
 M.Maffesoli è il fondatore della ‘sociologia del quotidiano’, insegna Scienze umane alla Sorbona, ha fondato il Centre d’Etudes sur l’Actule et le Quotidien  www.ceaq-sorbonne.org. E’ direttore di ‘Sociétés’, rivista internazionale di scienze umane e sociali. 

 

1- Presentarsi con il  linguaggio dello spettacolo ( e poi  del videogame)

“Cosa succede da voi?  Chi è al centro della scena, quali sono i copioni, i ruoli,  gli attori? Quali le trame , i ‘colpi di teatro’, i finali..? 
Risposte rapide  a domande di questo tipo,  portano in aula immagini e vicende  comuni e condivise dai partecipanti
Le vicende di lavoro descritte con questo linguaggio,  favoriscono l’adozione della  forma mentis dello  spettatore critico e distaccato. Per quanto temporaneo, è un distacco che può permettere la riscrittura dei copioni e quindi dei possibili finali.
Se poi le stesse vicende vengono narrate con il linguaggio del game designer , emergono altre prospettive. Paradossalmente avviene una ‘sdrammatizzazione’e quindi una nuova ‘messa in scena’ che facilita l’adozione di nuovi comportamenti.
 ‘Fenomeni e fatti complessi raccontati sotto forma di gioco da tavolo. È un’idea di Brenda Brathwaite, che vede nei network digitale un insostituibile canale di diffusione e interazione’ è l’articolo di Federico Fasce in www.apogeonline.com/webzine/2009/07/20/lesperienza-del-mondo-in-forma-di-gioco

 

2-Cosa e perché’ (l’esempio della pergamena)

“La pergamena- pelle di pecora, capra e vitello  depilate e asciugate sotto tensione-  prende nome dalla città di Pergamo (nell'Asia minore) dove, secondo la tradizione riferita da Plinio il Vecchio, sarebbe stata inventata attorno al II secolo a.C., come sostituto del papiro.
Ci si può fermare qui,  ma se ci chiediamo’perché proprio a Pergamo’, la risposta apre un’altra  storia:
“Pergamo aveva una grande biblioteca che rivaleggiava con la famosa Biblioteca di Alessandria. Quando l’Egitto smise di esportare il papiro, a causa della concorrenza culturale fra il sovrano egiziano Tolomeo V ed il re di Pergamo Eumene II (196-158 a.C.), Pergamo replicò inventando la pergamena (wikipedia)

 

3- Presentare e descrivere ‘ invenzioni e brevetti’

Nei corsi dove viene trattato il tema della comunicazione , la presentazione ‘in pubblico’  di un’invenzione o di un brevetto,  è un esercizio  particolarmente produttivo. L’autore, gli autori, l’origine, ‘come funziona , a cosa serve’, la discontinuità con il passato , le conseguenze economiche e sociali.. sono occasioni di studio che trovano nel web ampia documentazione.
www.shannon.it/blog/breve-storia-della-nascita-dei-brevetti/
cronologia.leonardo.it/ricerca_web/index.html
www.windoweb.it/guida/tecnologie/invenzioni.htm

 

4- ‘Quali libri, dvd e cd  mettereste a disposizione dei vostri clienti’? 

La formula  ‘book browsing at the supermarket’ ‘raccoglimi, portami via con la spesa, leggimi e riportami qui per un altro lettore..’
www.scuolaer.it/archivio/anno_2003/seminar_libri_book_browsing_ravenna.aspx, è utilizzabile per un buon esercizio d’aula.
Immaginare i clienti (utenti, consumatori ) come lettori/utilizzatori significa vederli da una prospettiva insolita. Il commento pubblico delle scelte ,  genera  idee  che possono diventare applicazioni pratiche di notevole interesse.

 

5- Profili per classi di età ( considerazioni sulle  micro barriere anagrafiche)

In un aula di formazione , le diverse età dei partecipanti possono essere utilizzate per ricavare ‘profili su base anagrafica’.Gli ‘anni della formazione’, ad esempio, dei nati negli anni 1970, 1973, 1975, 1978 sono caratterizzate da letture, prodotti, musiche, film, mode..spesso reciprocamente ignote. La rottura di queste micro barriere oltre che ampliare le reciproche  conoscenze predispone alla comprensione dei comportamenti e dei profili ‘degli altri’ (clienti e  utenti)

 

6- Ricordare e onorare i maestri. 

L’espressione , a prima vista, appare desueta. Ma il ricordare gli insegnamenti, portare alla mente esperienze, concetti, idee che hanno avuto un ruolo chiave nella formazione personale , è una pratica ricca di conseguenze.
Quando il clima d’aula  ne permette la condivisione, si verifica una reciproca e benefica fecondazione di idee.

 

 

“Alle mie domande lei offriva risposte inattese, strane, che a volta sembravano quasi scriteriate, capaci di insidiare la solida, ineccepibile logica di papà.
O al contrario: a volte mi stupiva con una risposta ovvia ma che saziava come il pane nero.Anche la cosa più ovvia, venendo da lei risultava sempre un po’ imprevista. Io l’amavo, ero attirato da lei per via di quel qualcosa di sconosciuto e travolgente, un po’ temibile, insito in quasi tutto quel che lei faceva e diceva” (p.352)
La maestra Zelda mi fece anche scoprire un ebraico quale non avevo mai udito, né a casa dal professor Klausner né da noi, nemmeno per strada o nei libri che avevo letto sino ad allora: un ebraico strano, anarchico, l’ebraico delle storie edificanti e delle epopee chasidiche e degli adagi popolari, un ebraico intriso di yiddish, insofferente a ogni regola, capace di mescolare maschile e femminile, presente e passato, pronomi e aggettivi, un ebraico trasandato e persino scorretto.
Ma che vitalità, in quelle storie!
Quando di neve si parlava, il racconto stesso pareva scritto con parole fatte di neve. Descrivendo un incendio, bruciavano.
E che strana, ipnotica dolcezza avevano le sue storie di miracoli!
Come se le lettere dell’alfabeto fossero state intinte nel vino: le parole ti vorticavano in bocca. (…)
Da lei ho imparato anche che a volte una parola esige intorno a sé silenzio perfetto: vuole spazio.
Come un quadro appeso al muro: ce ne sono alcuni che non sopportano avere dei vicini (pag.356)

Amos Oz, Una storia di amore e di tenebra, Feltrinelli 2003
(traduzione di Elena Loewenthal)

 

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