Mercoledì 22 Aprile 2009,
newsletter da www.bottegadellaformazione.it
Coaching
‘Nel Quattrocento alla posta di Kucs, in Ungheria, affranti viaggiatori trovavano il kocsi szekér (pronuncia più o meno cóci sékeer), la carrozza di Kucs, comoda, trainata da due coppie di cavalli.
I tedeschi dissero Kutsche, gli italiani veneti dissero cocio e poi lo corressero, anzi ipercorressero, nella forma toscana cocchio.
Poi la parola passò in Spagna, coche, in Francia, coche, e di qui, infine, in inglese come coach.
Nel gergo dei college dell’Ottocento il coach non fu più solo la carrozza, ma l’istruttore che aiutava gli allievi per l’atletica e per gli esami.
Il caoching diventò training, allenamento sportivo e tutoraggio.
La parola oggi conserva il valore sportivo , ma anche l’altro di istruzione per cavarsela negli studi e nella vita.L’Oxford snobba questo senso , ma nell’Ameruican English forma e valori generici sono ben attestati.
Da qualche anno, negli Usa e in Europa, molte aziende impongono ai dipendenti il coaching.
Un coacher, magari non esperto del campo, spiega loro come sviluppare la propria personalità all’interno del team per raggiungere i goals dell’impresa.
Così si fa il coaching. E così fa ora una grande università pontificia offre a 500 euro corsi di ‘coaching cognitivo’.
Con un milioncino di lire coachatevi e diventerete più cognitivi. Auguri.
(13 maggio 2005)
Tullio de Mauro, Dizionarietto di parole al futuro (pag.19) , Laterza 2006
1) Comodamente seduti (su un kocsi szekér virtuale)
Noi ( persone, pubblico..) attraverso segnalazioni ricevute casualmente abbiamo spesso l’opportunità di godere di ottime occasioni di intrattenimento culturale in forma di mostre , convegni, conferenze..
Questo genere di iniziative, di solito gratuite e ben realizzate , sono di frequente valutate in relazione alla quantità dei partecipanti , immaginati comodamente seduti (e riconoscenti nei confronti dell’investimento organizzativo).
Una riflessione in merito si ha in ‘Effetto festival. L’impatto economico dei festival di approfondimento culturale’ di Guido Guerzoni dell’ Università Bocconi che si scarica dal sito http://www.fondazionecarispe.it/eventi.php?link=archivio
2) L’acquisto personale di formazione
Le persone che acquistano formazione attraverso corsi , master e università telematiche hanno di fatto deciso di ‘tornare a scuola’ e considerano esercizi, prove, compiti.. necessari per apprendere una lingua, acquisire nuove competenze e imparare nuove tecniche.
Su altre temi - storia, filosofia, fisica, matematica, letteratura, musica…- esiste la casualità dei festival culturali , le ‘full immersion’ in forma di vacanze (molti gli esempi sul web) , le ‘summer classes’ , le tante occasioni offerte da collane editoriali, pubblicazioni , dvd/cd didattici ecc. Chi partecipa o usufruisce di queste opportunità può essere considerato interessato all’autoformazione.
I formatori che intendano valutare l’interesse di persone disponibili a questo genere di coinvolgimento, possono sperimentare due modalità: le storie e le biografie.
3) Storie e biografie per la formazione
Questo percorso – che è opportuno preveda la collaborazione con enti di formazione, associazioni di categoria, ordini e albi professionali - può essere diviso in due macro aree: le storie locali (del commercio, dell’artigianato, dell’industria e dell’agricoltura) e le biografie di personalità attive nel territorio.
Entrambe si prestano a trattamenti - immagini, narrazioni, filmati , testimonianze, tavole sinottiche..- che attingono alla ‘cassetta degli attrezzi’ del formatore.
4) Biografie intellettuali e narrazioni (un esercizio per il formatore)
La scelta è amplissima ( biblioteche e web sono a portata di mano di chiunque).
Un modo di ragionare per valutarne la fattibilità è il chiedersi ‘chi potrebbe acquistare intrattenimento’ (ma gli esempi potrebbero continuare per molte pagine) su ‘L’eleganza della verità. Storia della simmetria’ di Ian Stewart Einaudi , su‘Aby Warburg. Una biografia intellettuale’ di Ernst H.Gombrich, Feltrinelli , oppure su ‘Così parlano le stelle . Il cosmo spiegato ai ragazzi’ di Margherita Hack e Eda Gjerco, Sperling & Kupfer (da un’idea di http://www.arnoldomoscamondadori.it).
Si può convenire che i criteri dell’ approccio per ‘fabbisogno formativo’ non funzionano. I criteri sono altri , simili a quelli adottati da chi progetta scelte editoriali, mostre, allestimenti teatrali , e da chi individua connessioni con esigenze latenti nelle persone ( nelle nostre storie di vita e di lavoro).
5) Scrivere guide e repertori
All’interno di corsi di formazione, certi project work , se proposti in forma di ‘scrivere una guida’o di ‘realizzare un repertorio’ producono risultati interessanti .
Il mettere in un certo ordine le idee, indirizzarle a uno scopo (all’origine della parola guida c’è il termine gotico widan e il germanico wītan con il senso di indirizzare, mostrare la direzione) a cominciare da obiettivi molto pratici (una guida al proprio mercato di riferimento, al proprio territorio ecc.) per poi arrivare a guide insolite.
Un esempio di questo tipo :‘Le trappole della mente. Guida agli stupidi errori che ci rovinano la vita’ di Andrè Kukla, Ponte alle Grazie ed.
Per avere un’idea sui repertori (dal verbo latino reperio ‘trovare’ affine a parare ‘procurarsi, procurare’) si veda ‘Parole per ricordare.Dizionario della memoria collettiva di Massimo Castoldi e Ugo Salvi, Zanichelli ed.
6) Quali economie esistono in questo territorio? (la creazione di una fiera virtuale )
Neolaureati e neodiplomati trovano occasioni di conoscenza e di dialogo con il mondo del lavoro con i career day e i job meeting , i siti che offrono opportunità di impiego e nei siti delle aziende. Per chi è entrato nel mondo del lavoro ed ha esigenza di conoscere come funzioni l’economia , una esercitazione che produce risultati è quella della ‘creazione virtuale di una fiera’.
La complessità e l’articolazione di un indotto economico e di un settore merceologico ottenuta per aggregazione progressiva di idee sulle varie componenti che entrano in gioco, sorprenderà i partecipanti stessi. La verifica a posteriori sul web sia sulle professioni individuate che nel confronto con una fiera reale permetterà una sorta di aggancio con la realtà.
De’ maestri…
(…) Al maestro, dunque, si conviene insegnarli tutte quelle creanze esteriori che pone il Galateo, come lo star civile, il moversi decoro, il rider savio, il guardar grave, il sedere onesto, l’ascoltare attento, il parlar piacevole e virtuoso, il camminar acconcio, l’atteggiare onorato e civile,e, finalmente, la grazia e la vaghezza di ogni parte del corpo, non potendo altrui piacere quello che in se stesso disconviene. (…)
Ma oggidì gli studenti non fanno cosa a proposito, anzi tutto il roverscio di quel che tocca loro, e non è vizio al mondo, dissoluzione alcuna o scandalo veruno, dove scolari o studenti non s’immergano dentro. (…)
Pag.1155..Vol 2°
Tomaso Garzoni
La piazza universale di tutte le professioni del mondo
A cura di Paolo Cherchi e Beatrice Collina
Einaudi , 2 volumi
(da ‘ abaco’ - maestri di- a ‘zoccolai’ per alcune centinaia di mestieri in 1715 pagine complessive)
‘La Piazza universale di tutte le professioni del mondo di Tomaso Garzoni (1549-1589) è un’opera ‘monstruosa’ che, in quanto tale, suscita ‘vehemente stupore’ in chi la legge (…) La Piazza può essere considerata l’ultimo grande best-seller del Rinascimento italiano: ventisette edizioni nell’arco dei settancique anni (..)
La formula del successo conteneva vari ingredienti: in primo luogo l’universalità della Piazza che trasformava tutti i lettori in potenziali protagonisti, perché è difficile pensare ad una persona che non si riconosca entro le oltre cinquecento professioni e mestieri (incluso quello del fannullone) descritto nell’emporio garzoniano.(..)
Nessun’altra opera del tempo ci dà una visione sinottica di una civica con tutte le professioni e mestieri, nessuna è altrettanto ricca di dati storici e antropologici interessantissimi (dai teologi agli stampatori, dagli indovini ai mercanti, dai fabbri ai numismatici, dal boia all’arrotino), nessuna contiene un numero tanto alto di curiosità, né un lessico più ricco’ (dalla prefazione dei curatori)
‘Di volta in volta mi contentavo di qualche pagina, ma ricordo bene le sensazioni di stordimento che mi lasciava la lettura. Provo a dire di cosa si tratta. È un panorama di parole, di figure, di maschere, di attività, di abitudini, di vizi, di aneddoti sparsi, che dà un’impressione simile a quella dei quadri di Brueghel: d’uno sparso brulichio in una piazza enorme dove tutti convengono a recitare a loro parte, gesticolare e chiacchierare e far spettacolo’ Gianni Celati in http://www.griseldaonline.it/percorsi/6celati3.htm |