Maurizio Ferraris
Documentalità - Perché è necessario lasciar tracce
Laterza 2009
‘Tutto è per sempre. Oggi tutto è scritto, tutto si può ritrovare.
L’esplosione della scrittura svela l’essenza del legame sociale, la documentalità.
Perché è necessario lasciar tracce: altrimenti non ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai’
è professore ordinario di filosofia teoretica nella Università di Torino,
dove dirige il Labont, laboratorio di ontologia
E’collaboratore de Il Sole 24 Ore, direttore della rivista Estetica e
condirettore di Critique.
Molte le sue pubblicazioni
Storia dell’ermeneutica 1988
Estetica razionale 1997
Dove sei? Ontologia del telefonino 2005
Pubblicati con Laterza:
La filosofia e lo spirito vivente 1991,
Il gusto del segreto (con J.Derrida 1997)
L’ermeneutica 1998,
Guida a Nietzsche (1999),
Introduzione a Derrida 2003
E’ un libro impegnativo , denso, complesso . Letto con attenzione, fornisce al formatore importanti riflessioni e diversi spunti operativi.
Vengono qui proposte alcune citazioni.
‘In questo libro parlo di oggetti sociali, cioè di cose come i soldi e le opere d’arte, i matrimoni , i divorzi e gli affidi congiunti, gli anni di galera e i mutui, il coso del petrolio e i codici fiscali, il Tribunale di Norimberga e l’Accademia delle scienze di Stoccolma, e poi ancora le crisi economiche, i progetti di ricerca, le lezioni, le lauree, gli studenti, i monsignori, le assunzioni, le elezioni, le rivoluzioni, i licenziamenti, i sindacati, i parlamenti, le società per azioni, i ristoranti, i giochi, gli avvocati, le guerre, le missioni umanitarie, le tasse , i week-end, i cavalieri medioevali e i cavalieri della Repubblica.
Ora, non c’è bisogno della filosofia per vedere che questi oggetti affollano il nostro mondo molto più dei sassi, degli alberi e delle noci di cocco,e che sono i più importanti per noi, visto che da loro dipende in buona parte la nostra felicità o infelicità.
Eppure non sempre ci facciamo caso, e meno che mai ci chiediamo di cosa siano fatti, per rendercene conto solo quando perdiamo il portafogli o il biglietto del terno, il passaporto o la carta di credito, e ci mettiamo a cercare, a pagare , a telefonare, a scrivere e-mail, a trovarci in fila in uffici di ogni tipo.
Solo allora capiamo (ma nella fattispecie è troppo tardi) che gli oggetti sociali sono fatti di iscrizioni, su carta, su un qualche supporto magnetico, magari anche soltanto (per esempio, nelle promesse che ci facciamo a vicenda tutti i giorni) nella testa delle persone.
Ecco il motivo per cui ho intitolato questa teoria del mondo sociale documentalità: l’ontologia degli oggetti sociali è fatta di tracce, di registrazioni , di documenti, e si manifesta in quei pezzetti di carta che si accumulano nelle nostre tasche, in quegli altri pezzi di carta o di plastica che conserviamo più attentamente nel portafogli, e poi ancora nella massa di registrazioni che ingorgano i computer e gli archivi, i telefonini e le banche.”
Dopo questa pagina , l’Autore scrive ‘Istruzioni per l’uso’
(dalle quali sono qui ricavate le righe che seguono:)
“La mia idea è che si tratta prima di tutto di procedere a una buona classificazione, che distingua
gli oggetti naturali, che esistono nello spazio e nel tempo indipendentemente da soggetti,
gli oggetti sociali, che esistono nello spazio e nel tempo dipendentemente da soggetti, e gli oggetti ideali, che esistono fuori dallo spazio e del tempo indipendentemente da soggetti.
Ogni capitolo è preceduto da una premessa.
Ad esempio
“Sulle tracce dello spirito. La tesi che cerco di argomentare in queta quarta parte del libro è che la legge Oggetto=Atto Iscritto cattura l’essenza della realtà sociale sia sotto il profilo strutturale sia sotto quello genetico. Non solo gli oggetti sociali consistono strutturalmente di iscrizioni (tanto in senso proprio quanto in senso esteso, come archi scrittura: memoria, ritualità, tradizione) , ma gli stessi significati e intenzioni presenti nel mondo sociale traggono origine dalla sedimentazione e dalla rielaborazione di tracce.”(pag.197)
Il libro è ricco di stimoli..
‘Di qui il mio dubbio, e la mia ipotesi: siamo sicura che la successione
Pensiero > Parola> Scrittura sia quella giusta?
Siamo certi che la scrittura venga per ultima, e che necessariamente segua la parola?Credo non sia così, e che la scrittura si trovi non alla fine bensì all’inizio della successione. Mi rendo conto che, in questi termini, sembrerà che si parli e si scriva prima di pensare, il che è talvolta drammaticamente vero.” (pag.238)
di interrogativi (e di risposte molto originali)
‘Che cosa significa una firma?’
…………….
‘Traiamo una ulteriore conseguenza dalla inimitabilità. Noi non pensiamo che il codice o il numero di telefono possano dirci qualcosa sul carattere della persona a cui sono collegati, consideriamo che questi codici sono puramente accidentali, mentre assumiamo che la firma, quanto e più della grafia in generale, ci rivela qualcosa della persona (e la firma, in particolare rispetto alla grafia, ci parla dell’immagine che la persona vuol dare di sé). In effetti, capiamo qui la centralità, nel mondo sociale, di ciò che si è soliti chiamare ‘stile’.” (p.344)