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Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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Francesco Galgano - Il diritto e le altri arti Una sfida alla divisione fra le culture

Francesco Galgano
Il diritto e le altri arti - Una sfida alla divisione fra le culture
Editrice Compositori 2009
 
L’autore , giurista insigne e avvocato di fama internazionale,
‘si rivolge ai non giuristi, perché scoprano..la vera natura del diritto’
Il formatore troverà spunti per elaborazioni di grande utilità pratica .
I capitoli:
 ‘creatività del diritto, diritto e letteratura, diritto e arti figurative, l’astrattismo nel diritto, diritto e saggezza popolare, diritto e leggi naturali, il diritto nel rapporto fra i sessi, l’oggetto del desiderio, tra cronaca giudiziaria e storia politica’.
 
 
‘Le parole..possono assumere la consistenza del più temprato degli acciai e rendersi tagliente come la più affilata delle spade, o come la lama della ghigliottina.
La Rivoluzione Francese offre l’esempio lampante di una simile capacità di materializzazione. Molti pensano , ingenuamente, che a decapitare la nobiltà francese sia stata la ghigliottina del ’92. Ingenuità davvero colombina : l’invenzione del dottor Guillotin servì solo a tagliare la testa di alcune migliaia di aristocratici, non certo a stroncare l’aristocrazia. Il vero patibolo fu eretto nel 1804, occultato sotto le cartacee sembianze del code Napoléon. La sentenza di morte fu eseguita , senza rullar di tamburi, da queste dieci parole
dell’art.742: “l’eredità si divide in parti uguali fra i discendenti”.
Altro che ghigliottina : nel giro di alcune generazioni queste scarne parole frantumarono le proprietà nobiliari, distrussero per sempre le basi materiali del potere aristocratico, aprirono alla borghesia l’accesso alla proprietà delle risorse, la consacrarono come nuova classe dominante.
Chi descrive la Rivoluzione Francese come presa violenta del potere racconta favole: la Rivoluzione Francese, la vera Rivoluzione, non fu opera di Robespierre, ma di Robert-Joseph Pothier; fu il prodotto della forza possente delle parole del diritto.
Prevedo una obiezione.
A cambiare radicalmente le società dell’Occidente, mi si opporrà, non furono le parole del diritto, ma fu, prima ancora di esse, l’égalité predicata dall’Illuminismo, che il codice civile francese, seguito da altri cdici, si limitò ad applicare al diritto successorio; oppure che fu il genio politico di Napoleone, che con la codificazione civile seppe tradurre in azione rivoluzionaria la filosofia dell’Illuminismo. Senza Napoleone, l’artefice di quel codice, cioè Pothier, non avrebbe avuto modo di passare alla storia.
Pongo però un interrogativo: senza Pothier che cosa avrebbe fatto Napoleone, al di fuori delle sue effimere conquiste militari?
Nulla gli è sopravvissuto fuorchè il suo code, tuttora in vigore in Francia.
Chi pensa che il diritto sia il riflesso inerte della società che lo ha prodotto sbaglia di grosso. Il diritto può operare , e l’esempio appena prospettato lo mette in evidenza, come vero e proprio piano, a lungo termine, di trasformazione della società.
Pag.16
 
 
..un altro esempio, dove non c’entrano né la filosofia , né la politica. Un secolo rima, il genovese Giuseppe Casaregis aveva inventato la cambiale. Non si dica che fu semplice inventarla. Tutte le grandi invenzioni sono, in sé, assai semplici. Bastò, perché la cambiale prendesse vita, riflettere che il pezzo di carta, sul quale il credito è menzionato, è una cosa mobile, al pari di una qualsiasi merce, sicchè ben poteva il credito circolare come circolano le merci, secondo la più sicura legge di circolazione , che è quella delle cose mobili, e il possessore di buona fede del documento poteva così acquistare a titolo originario il credito ivi menzionato, al riparo dalle eccezioni opponibili dal debito ceduto, anche se a girarglielo fosse stato un ladro.
Fu un’invenzione tutt’altro che trascurabile : faceva sì che la ricchezza futura potesse circolare come ricchezza presente e che la si potesse vendere e comperare come si vende e si compera una merce.
Quella invenzione ha reso possibile la moderna rivoluzione post-industriale; da essa trae origine il mercato finanziario, nel quale si negoziano , come fossero merci, quelli che definiamo come prodotti finanziari, che altro non sono se non pezzi di carta rappresentanti di ricchezza futura.
 
Sottili ed eleganti colonne di marmo sorreggono l’arca, sovrastata da un alto tetto a piramide. Sono le grandiose tombe che nel Medioevo Bologna eresse a cinque glossatori. Fanno bella mostra di sé in due piazze del centro cittadino : segno della grande considerazione nella quale erano tenuti questi giuristi del Duecento. Sono Accursio, Odofredo, Egidio Foscherari, Ronaldino de’ Passeggeri, Ronaldino de’ Romanzi. Ebbero il merito di avere raccolto e, con le glosse a margine del testo, interpretato il corpus iuris dell’imperatore Giustiniano, che un secolo prima irnerio aveva scoperto, sempre a Bologna, rovistando fra i manoscritti custoditi nel convento adicanete alla chiesa di Santo Stefano.
La chiesa e il relativo convento risalgono al 6° secolo. Quei manoscritti narravano le vite dei santi che i monaci dell’Alto Medioevo, da pazienti copisti, si erano presi cura di riprodurre, in grande quantità di esemplari, per l’edificazione dei fedeli.
Ma, non disponendo di sufficiente pergamena, spesso riutilizzavano, scrivendo sul retro , pergamene già in precedenza utilizzate e recanti, sull’altro lato, testi che a loro apparivano insignificanti. Orbene là c’era, da epoca remota, il diritto di Roma, del quale si era, dopo la caduta dell’Impero romano, perso ogni traccia, ma che la chiesa di Santo Stefano aveva inconsapevolmente custodito. Senza quei monaci, e senza la scoperta di Irnerio (la cui tomba non è stata lasciata ai posteri), il diritto romano, che è alla base della moderna civiltà giuridica, si sarebbe definitivamente estinto.p.35
 
Interessante  è la storia della parola diritto.
“I romani dicevano ius ; in volgare sarebbe suonato giure ma questo lemma , che qualcuno tentò di usare nell’Ottocento, non ha avuto successo. Un altro lemma ha preso il sopravvento. Era accaduto che, nell’Alto Medioevo, alla parola ius veniva premesso l’aggettivo directum , giusto.
Si voleva rivendicare il directum ius, il giusto diritto; dove directum era rafforzativo di ius. Poi il sostantivo è caduto e l’aggettivo si è sostantivizzato, in tutte le lingue : recht, droit, derecho, dereito ecc..Solo in inglese si è attinto dalla radice lex per ricavarne law. Ma in senso soggettivo si dice ancora da directum, right.”
p.38

 
 


 

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