Elémire Zolla
Gli arcani del potere
Elzeviri 1960-2000
Introduzione e cura di Grazia Marchianò
Bur Rizzoli 2009
(sono gli articoli pubblicati da Zolla sul Corriere della sera e altre testate,
raccolti per la prima volta in volume)
Intervista del giornalista Enrico Gatta a Elemire Zolla (nel 1993)
Domanda: Il risveglio religioso ha suscitato anche molte speranze, che però sembrano andate deluse tra una miriade di sètte e in una sorta di generale eclissi ‘sapienziale’.Erano speranze improprie?
Risposta: Come Kafka intuì, la forma essenziale di questa civiltà è il Gran Circo di Oklahoma. Ma lo squallore sgargiante e sgangherato nasconde sorprese; dalla desolazione sprigionano bagliori di sapienza o di eleganza, da un deserto spirituale nacque Moby Dick.
D.: qualcosa dunque rimarrà?
R.: Ritengo di sì. In America si è potuta salvare in parte la sapienza tibetana e certi rami del buddhismo; alcune trafile sufi qui hanno attecchito e qualche trasmissione sapienziale indù è forse più al riparo in California che nella terra nativa, che è per essere o modernizzata o paralizzata dal disordine.
“L’accenno di Zolla al ‘Gran Circo di Oklahoma, il romanzo incompiuto di Kafka la cui stesura dava il via alla inimitabile ‘trilogia della solitudine’ dello scrittore praghese (l’espressione è di Max Brod a proposito del legame di Amerika con Il Processo e Il Castello), offre l’occasione altrettanto inimitabile di catturare la metafora kafkiana del Circo o più esattamente del Gran Teatro americano che assolda personale da addestrare alle più varie prestazioni di una gigantesca macchina dello spettacolo, uno show presumibilmente ininterrotto coi suoi trucchi, le sue comiche, i suoi modesti e scintillanti effetti di scena sciorinati a un pubblico di ogni età e condizione.(…) La prima implicazione affiora nell’evidente somiglianza del Gran Teatro di Oklahoma con il gigantesco villaggio globale del mondo d’oggi (….)
C’è poi una seconda implicazione che nella sezione ‘interna’ del libro Zolla presenta in forma do una domanda sottintesa: qual è la dinamo che mette in moto il teatro globale coi suoi meccanismi sottili e schiaccianti, coi suoi trucchi ed effetti di scena? Se uno dei più impervi filosofi del Quattrocento, Nicola Cusano ricorse al verbo latino posse per definire la Grande Dinamo in termini conformi alla fede cattolica, nulla impedì al laico Zolla nel corso della vita di declinare il posse via via come imputato alla sbarra del verdetto sociale, come una malia, una jattura, un’entità sfuggente e onnivora che proprio perché tale rinvia all’archetipo : il Potere in sé e per sé, ‘programmato’a parcellizzarsi nel mondo della vita e nei fatti e misfatti del villaggio globale.
(nella introduzione di Grazia Marchianò, pag.12)
Il teatro naturale di Oklaoma
‘All’angolo di una strada Carlo vide un manifesto con questa scritta:
“ Oggi dalle sei di mattina a mezzanotte, sull’ippodromo di Clayton,
viene assunto personale per il Teatro di Oklahoma!
Il grande Teatro di Oklahoma vi chiama!
Vi chiama solamente oggi, per una volta sola!
Chi perde questa occasione la perde per sempre!
Chi pensa al proprio avvenire, è dei nostri!
Tutti sono i benvenuti!
Chi vuol divenire artista, si presenti!
Noi siamo il Teatro che serve a ciascuno, ognuno al proprio posto!
Diamo senz’altro il benvenuto a chi si decide di seguirci!
Ma affrettatevi, per poter essere asunti prima di mezzanotte!
A mezzanotte tutto verrà chiuso e non sarà più riaperto!
Guai a chi non ci crede!
Partite tutti per Clayton!”
C’era molta gente ferma davanti al manifesto, ma pareva che questo non trovasse molte approvazioni. C’erano tanti manifesti, ed ai manifesti non crede più nessuno. E questo manifesto era ancora più inverosimile degli altri. Soprattutto c’era in esso un grave sbaglio, non si accennava affatto alla paga. Se questa fosse stata appena rispettabile, il manifesto ne avrebbe certamente parlato; non avrebbe trascurato la cosa più invitante. Non c’era nessuno che volesse diventare artista, ma tutti volevano essere pagati per il loro lavoro. Per Carlo tuttavia c’era nel manifesto qualcosa che lo attirava fortemente.”Tutti sono i benvenuti”, era scritto. Tutti, dunque anche per Carlo.’
Franz Kafka
America
Trad.di Alberto Spaini
Mondadori ed.( pag.292)