Bice Mortara Garavelli
Il parlar figurato
Manualetto di figure retoriche
Laterza 2010
Pag.179, 12 euro
Un libro aureo per il formatore. Un’occasione duplice : per riconoscere alcune figure retoriche molto presenti nel linguaggio della formazione e per avviare uno studio sulla retorica (della stessa autrice il ‘Manuale di retorica’, Milano, Bompiani, 1989)
Capitoli
1-Le figure del discorso
‘Tropo: svolta’: ‘si ha (la svolta) quando un’espressione viene trasferita dal contenuto che le si riconosce come ‘proprio’ ad un altro e si applica per estensione ad altri oggetti, operazioni, modi di essere ecc. es.‘un mare di guai’ (traslato)
2-Come creare significati complessi
Quando un senso figurato diventa il senso ‘proprio’: la catacresi
‘le bottiglie non sono animali, eppure hanno il collo’..’ai retori antichi questo parve un ‘uso deviato’, cioè un ‘abuso’: tale è il senso del grecismo catacresi, di cui ci serviamo per dire che un senso figurato è diventato abituale, e quindi ‘proprio di una determinata parola o locuzione. (p.7)
‘metafora ‘sostituzione di una parola con un’altra il cui senso letterale ha una qualche somiglianza con il senso letterale ha una qualche somiglianza col senso letterale della parola sostituita’: ‘quella ragazza è robusta come una quercia’ può ben diventare ‘quella ragazza è una quercia’(p.10)
3- Effetti speciali della sinonimia
4- Trovar somiglianze
‘Gli scienziati che per primi hanno descritto l’elettricità come una ‘corrente’hanno per sempre dato una determinata forma alle concezioni scientifiche in quel campo’
‘Qual è colüi che sognando vede,/che dopo’l sogno la passione impressa/rimane, e l’altro a la mente non riede, // cotal son io, ché quasi tutta cessa/ mia visïone, a ancor mi distilla/ nel core il dolce che nacque da essa. // Cos’ la neve al sol di disigilla;/così al vento ne le foglie levi/ si perdea la sentenza di Sibilla. (Paradiso 33, 58-56)
5- Giocare con le parole
Metaplasmós trasformazione. ‘ I cosiddetti metaplasmi grafici sono mutamenti di lettere dell’alfabeto (makkine, Amerika)..’ (p.67)
Sono parole-macedonia gli acrostici sillabici (Polfer: POLizia FERroviaria).
Acrostico : ákros’sommo, estremo’ e stíchos ‘verso’: primcipio del verso
6-Il parlare in breve
Percursio parola latina da percorrere ‘attraversare correndo’ ‘veni, vidi, vici’
L’ellissi dal greco élleipsis ‘mancanza’ ‘è uno dei tratti che caratterizzano generi testuali (il telegramma e i titoli, ad esempio) e stili: lo stile, detto per estensione, ‘telegrafico’, lo stile nominale, cioè l’uso di enunciati che ‘stanno in piedi’ senza bisogno di verbi in funzione di predicati’(p.84)
7- Il silenzio
8-Il parlare sentenzioso
Un aforisma sull’aforisma ‘L’aforisma non coincide mai con la verità: o è una mezza verità o una verità e mezzo’ Kraus.
Aforisma in greco aphorismós, da aphorízō ‘io definisco’ composto da apó ‘da’ e horízō ‘determino’.
9-Mettere davanti agli occhi
‘Come si fa a ‘mettere davanti agli occhi’, in evidenza lampante , ciò di cui si sta parlando? Non basta dire che lo si descrive. Bisogna fare in modo che la descrizione sia viva, o meglio che faccia parere ‘vivi’, come se li vedessimo realmente davanti a noi , i personaggi, le scene, gli oggetti ritratti. Bisogna mettere in luce i particolari caratterizzanti, per concentrare su di essi l’immaginazione dell’ascoltatore, la sua capacità di raffigurarsi nella mente ciò di cui si parla, di tradurre le parole in immagini. I Greci chiamarono phantasía e i latini visio la facoltà immaginativa: la capacità di rappresentarsi davanti agli occhi oggetti mentali.
La tradizione retorica raggruppò i dispositivi della descrizione sotto termini generali elencandone specie e tecniche:
la topografia, descrizione dei luoghi;
la cronografia, di circostanze di tempo;
la prosopografia, di qualità fisiche, aspetto, movimenti ecc. di un essere animato;
l’etopea, di qualità morali, vizi e virtù, comportamenti ecc.;
il ritratto, che comprende la prosopopea e l’etopea;
il parallelo, che in due descrizioni, o consecutive o mescolate, mette in evidenza somiglianze e differenze di oggetti e individui descritti;
il tableau (‘messa in scena’), che comprende, esaltandole, tutte le altre forme, in quanto raffigurazione ‘viva e animata’ di’ avvenimenti, azioni, passioni, fenomeni fisici e morali’.
La più comune delle etichette greche è passata all’italiano nella forma del grecismo ipotiposi.
Ipotipòsi : in greco hypotýpōsis ‘abbozzo, schizzo’ coi sinonimi
diatýpōsis ‘il configurare’,
ékphrasis ‘descrizione’,
enárgeia ‘evidenza’. In latino evidentia, descriptio, illustratio, demonstratio ‘il mostrare’.
..2.L’atto linguistico del descrivere : la descrizione come procedura testuale (..)
‘Descrivere’ è un atto linguistico. Lo si può compuere oralmente e per iscritto, in modi e stili diversissimi. Questi variano a seconda degli scopi del descrivere. Proviamo ad enumerarne i principali :
informare (nella descrizione di oggetti e procedimenti scientifici, con l’aiuto di disegni, grafi e figure),
persuadere (nella pubblicità commerciale oppure nella propaganda turistica: si descrivono i luoghi per far venire la voglia di visitarli),
abbellire un racconto (nelle descrizioni sfruttate come espedienti per dar respiro alla pagina) ,
creare lo sfondo di fatti (nella storiografia e nella narrativa in genere)
Possiamo paragonare la descrizione alla tecnica fotografica: esistono tanti oggetti , esseri, paesaggi quante sono le angolazioni da cui possiamo ritrarli.
Sono determinanti la distanza, la luce, la messa a fuoco e l’apertura dell’obiettivo. La nostra descrizione dirà ciò che il nostro occhio è stato capace di vedere. (p.97..)
10 Indugiare, rifinire, spiegare
11- Forme dell’accumulazione
‘L’accumulazione è detta in greco synathroismós (‘raccolta, agglomeramento’) e in latino plurium rerum congeries (o coacervatio)
L’endiadi ‘ hèn dià dyôin’ ‘una cosa per mezzo di due’
‘nella strada e nella polvere = nella strada polverosa’
L’epiteto dal greco epithetikón che significa aggiunto (in latino adiectivum da cui ‘aggettivo’)
12- Parentesi e digressioni
3-L’esempio
Quando si dà un esempio a sostegno di una tesi si procede per induzione: si ricorre a un fatto particolare , reale o fittizio (purchè verosimile), che può essere generalizzato. Per semplificare, diremo che un esempio può servire sia a dare un fondamento a una regola (pensiamo alle regole matematiche o grammaticali), sia a illustrare con casi particolari il valore e l’applicazione di una regola conosciuta e ammessa.
In questo caso non è necessario che l’esempio abbia un’evidenza indiscutibile: basta che sappia attirare l’attenzione e fissare nella mente il concetto illustrato. (p.144)
Esempio: in greco parádeigma, dal verbo paradéiknymi ‘indico, metto vicino, cioè confronto’, composto di pará ‘presso’ e déiknymi ‘ io indico’ (da cui, attraverso il francese che lo prese dall’adattamento latino, l’italiano paradigma ‘modello esemplare’) in latino exemplum da eximĕre ‘mettere da parte perché serva di modello’, composto da ex ‘da’ e emĕre ‘comprare, acquistare’.
13- Drammatizzare il discorso
14- Forme della ripetizione: parallelismi sui vari livelli del discorso
15-Mettere gli opposti in parallelo
16- Cambiamenti nell’ordine delle parole e delle idee
17- Effetti speciali di anomalie sintattiche e semantiche
18- Raffigurare con i suoni
Altri suoi libri da
http://it.wikipedia.org/wiki/Bice_Mortara_Garavelli
Studi sintattico-stilistici sulle proposizioni incidentali, Torino, Università di Torino, 1956.
Aspetti e problemi di linguistica testuale, Torino, Giappichelli, 1974.
Letteratura e linguistica, Bologna, Zanichelli, 1977.
Il filo del discorso, Torino, Giappichelli, 1979.
La parola d’altri, Palermo, Sellerio, 1985.
Manuale di retorica, Milano, Bompiani, 1989.
Ricognizioni. Retorica, grammatica, analisi di testi, Napoli, Morano, 1995.
Prontuario di punteggiatura, Bari, Laterza, 2003.