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  Serendipity
Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
 
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
 
In ‘Segnalazioni’: 
 
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
 
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa” 
 
 

 


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La parola parlata - Schema per un incontro sul tema "ricchezza della parola parlata"
La tipologia dei partecipanti:
giovani laureati - ingegneria, economia e commercio, legge..-  inseriti in attività lavorativa che preveda un intenso uso del linguaggio.
 
1-Predisporre i testi che dovranno essere letti.
 
2-I partecipanti ne sceglieranno alcuni  e, dopo averli provati per trovare l’intonazione per loro giusta, li leggeranno in pubblico.
 
3-Le variazioni
In alternativa gli’ Esercizi di stile’ di R.Queneau , pubblicati da Einaudi, e tradotti da Umberto Eco, si prestano ad una lettura di grande efficacia e utilità pratica.
Leggibili anche sul web,  ricavati dal Dipartimento di Scienze dell’informazione dell’Università di Milano
 
 

Sul tema ‘parola parlata’ il web è ricco di spunti e di testimonianze sulla portata educativa.

 
Interessante il commento al corso realizzato nel 2008 in www.emiliaromagnateatro.com
IL VERSO, IL SUONO ARTICOLATO, LA VOCE - CORSO DI SPECIALIZZAZIONE DELLA TECNICA VOCALE MOLECOLARE
 
Corso di alta formazione per performer dello spettacolo dal vivo - inserito nell’Elenco regionale dell’offerta formativa nell’ambito dello spettacolo dal vivo di figure artistiche ad alta professionalità D.G.R. n.879/06 FSE 2006 Ob.3 Asse C Misura C3 diretto da
Socìetas Raffaello Sanzio
Chiara Guidi

Per la prima volta il Teatro Stabile Pubblico dell’Emilia Romagna e la più nota Compagnia teatrale di ricerca italiana hanno unito le proprie competenze per proporre un lungo percorso didattico sull'uso della voce e delle nuove tecnologie che la modificano.
Attori, Musicisti, Cantanti, Performers, hanno potuto studiare e sperimentare la tecnica di una voce detta “molecolare”, per lo sviluppo dello studio delle unità minime della sostanza sonora, dei micro-intervalli e del controllo della sua trasfigurazione tecnologica.
Lo scopo contingente del Corso era la formazione di un Atlante Vocale e la sperimentazione di una sequenza vocale come esempio sinfonico. Il percorso didattico, infatti, è stato concepito come un insieme di momenti compiutamente espressivi, dotati di quella tensione che spinge a considerare “definitiva” una forma prodotta, e non depotenziata in partenza da un senso dimesso e provvisorio. Questa modalità è un preciso carattere dell’approccio di Chiara Guidi, direttrice e docente principale del Corso che, anche in passato, ha sempre concepito ogni relazione didattica come un processo che deve toccare (e misurarsi con) determinati momenti di esposizione estetica compiuta.
Lungi dall’essere l’applicazione di regole codificate, il metodo di Chiara Guidi chiama in causa da subito la responsabilità, o, per meglio dire, la solitudine dell’opzione artistica, la quale non può essere puntellata con l’apprendimento pedissequo di regole, ma, caso mai, messa in crisi dalla sapienza accumulata.
All’origine della proposta didattica stava il lavoro di sperimentazione e sistematizzazione di tecniche vocali che la drammaturga Chiara Guidi e il musicista compositore statunitense Scott Gibbons, anch’egli impegnato come docente del Corso, hanno intrapreso da molti anni, portando sulle scene internazionali concerti che delineano una nuova forma di teatro musicale.
I Partecipanti sono stati impegnati fino a ottobre 2007, in un lavoro quotidiano scandito in quattro sessioni di circa un mese ciascuna per un totale di 680 ore. Il Corso si è svolto a Cesena, presso il Teatro Comandini, vera fucina di attività teatrali e didattiche.
Nell'ambito dell'edizione 2007 del Festival Vie Scena Contemporanea i risultati salienti del Corso sono stati presentati sotto forma di un "Madrigale" presso il Teatro Cittadella di Modena.
Oltre a Chiara Guidi e Scott Gibbons, docenti principali del Corso, insieme a numerosi altri collaboratori, hanno prestato la loro opera di insegnamento:
Lavinia Bertotti, soprano
Monica Demuru, attrice e cantante
Claudia Castellucci, teorica del teatro

I partecipanti al corso sono stati: Marco Andreetti; Angela Burico; Alessandro Cafiso; Mara Cassiani; Maria Costantini; Rascia Darwish; Maria Gabriella Gasparri; Simona Generali; Diego Invernizzi; Margareth Kammerer; Sabina Laghi; Sandro Mabellini; Sara Masotti; Caterina Moroni; Alessandra Pasi; Eleonora Ribis.

 

 
1
In una bella mattina, presso un popolo dolcissimo, un uomo e una donna superbi gridavano nella piazza: “Amici miei, voglio che lei sia regina!”.
“Voglio essere regina!” Lei rideva e tremava, ed egli parlava agli amici di
rivelazione , di prova superata. Si estasiavano l’una contro l’altro.
Ed essi regnarono infatti per tutta una mattina, in cui le tende color carminio si sollevarono sulle case, e per tutto il pomeriggio, quando avanzarono verso il giardino delle palme.
 
2
In un granaio in cui fui rinchiuso a dodici anni ho conosciuto il mondo, ho illustrato la commedia umana.
In una cantina ho imparato la storia.
A una festa notturna in una città del Nord ho incontrato tutte le donne degli antichi pittori.
In un vecchio passaggio a Parigi mi hanno insegnato le scienze classiche. In una magnifica dimora circondato dall’intero Oriente ho compiuto la mia opera immensa e ho vissuto in una illustre isolamento.
Ho rimescolato il mio sangue; il mio compito è stato rimesso;
non bisogna più pensarci.
Sono realmente dell’oltretomba, e non posso fare più nulla. 
 
3
Rubens, fiume d’oblio, giardino d’indolenza,
cuscino di carne florida su cui non si può amare,
ma in cui la vita affluisce e s’agita senza tregua
come l’aria nel cielo e il mare dentro il mare;
Leonardo da Vinci, specchio oscuro e profondo
dove angeli incantevoli, con un dolce sorriso
carico di misteri, appaiono all’ombra
dei ghiacciai e dei pini che fanno al luogo cornice:
Rembrandt, triste ospedale pieno di sussurri,
dove un gran crocefisso è l’unico ornamento
e la preghiera in lacrime sale delle sozzure,
e che un raggio invernale traversa bruscamente;
Michelangelo, luogo vago dove si vedono Ercoli
Mescolarsi con Cristi,e sollevarsi in piedi
Fantasmi poderosi su sfondi di crepuscoli
Che lacerano il sudario con le dita protese;
…………………………………………………..
 
4
Il tempo presente e il tempo passato
Sono forse presenti nel tempo futuro,
e il futuro è racchiuso nel passato.
Se tutto il tempo è presente in eterno
Il tempo non può essere redento.
Ciò che poteva essere stato è un’astrazione
che rimane perpetua possibilità
solo in un mondo di speculazione.
Ciò che poteva essere stato e ciò che è stato
tendono a un fine che è sempre presente.
Eco di passi risuona alla memoria
per il passaggio che non percorremmo
verso la porta che non aprimmo mai,
nel giardino di rose. Eco di mie parole
così, nella mente.
 
5
Ebro, il più bello dei fiumi,
che nella Tracia con forte suono scorri
lungo terre famose pei cavalli,
al purpureo mare presso Aino tacito scendi.
E lí molte fanciulle muovono
molli sulle anche: con l’acqua chiara
nel palmo delle mani, come con olio
addolciscono la pelle
 
6
Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
                   e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle
 
7
Lascio la luce bellissima del sole
E le stelle splendenti e il sembiante della luna,
e i cocomeri maturi e le mele e le pere.
 
8
Dormono le cime dei monti
E le vallate intorno,
e declivi e i burroni;
dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;
dormono le generazioni
degli uccelli dalle lunghe ali.

 

 
9
“ Un cavaliere cavalcava su un sentiero in mezzo al bosco,
dinanzi a lui trotterellava un cane.
Alle sue spalle avanzavano alcune oche,
sospinte da una ragazzina armata di una bacchetta.
Benché tutti, dal cane in testa fino alla ragazzina che chiudeva il corteo,
avanzassero con la maggior celerità possibile,
pure la marcia non era poi tanto veloce e
ciascuno poteva facilmente tenere il passo degli altri.
Del resto si movevano, ai due lati,anche gli alberi del bosco,
con una certa riluttanza, stanchi da quei vecchi alberi che erano.
Al seguito della ragazza si mise un giovane atleta, un nuotatore che nuotava a forti bracciate, la testa immersa nell’acqua,
perché l’acqua lo circondava da ogni parte, tutta increspata d’onde,
e come lui nuotava, l’acqua lo accompagnava;
 veniva poi un falegname che doveva consegnare un tavolo,
e lo portava sulla schiena, tenendone le due gambe anteriori con le mani;
a costui seguiva il corriere dello zar,
molto dispiaciuto di trovar tanta gente in mezzo al bosco:
non faceva che allungare il collo per vedere come stessero le cose in testa alla fila e perché si procedesse con così irritante lentezza,
ma doveva rassegnarsi ,
avrebbe potuto sorpassare il falegname che lo precedeva,
ma come poteva attraversare l’acqua che circondava il nuotatore?
Dietro il corriere , fatto strano, veniva lo zar in persona:
un uomo ancora giovane,con un pizzetto biondo e una faccia delicata ma rotondetta, che esprimeva la gioia di vivere.
Qui apparivano gli svantaggi di un impero così sterminato:lo zar non conosceva il proprio corriere, il corriere non conosceva il proprio zar,
lo zar stava facendo una passeggiata igienica e avanzava non meno in fretta del proprio corriere, sicché avrebbe potuto portare lui stesso i suoi messaggi”.

 

 
10
‘Che cos’è un nome?
In ebraico , “nome” si dice ‘shem’, due lettere ebraiche (‘shin’ ‘mem’),
la cui associazione è ricca di significati.
La radice della parola ‘shem’ è ‘sham’, che significa “là”.
Avere un nome , portare un nome, equivale a portarsi “oltre” sé stessi,
a iscriversi in un movimento di trascendenza, di superamento di sé, di progettualità.
In questo senso avere un nome è letteralmente “esistere”nel senso etimologico di “tenersi fuori…”, fuori da qualsiasi contenimento che ognuno può dare a se stesso.
Ogni persona alla nascita ha due dimensioni potenziali:
un ‘essere qui’ e un ‘essere là’.
L ’essere qui’ è la situazione passiva della nascita, in cui io ci sono senza mai essere arrivato, scaduto a me stesso come un debito mai contratto.
È il qui di un arenarsi in cui mi trovo gettato, eredità degli antenati, destino.
All’”essere qui” si oppone l”essere là”, ossia sham, contro shem, il “nome”.
Essere uomo significa essere a …., essere là, sham;
essere in un progetto, in un’apertura verso il futuro.”
 

 

11
follia -
follia di -
di -
come dire -
follia di che -
da che -
follia da quel -
dato -
follia dato quel -
visto -
follia visto quel -
quel -
come dire -
quello -
questo quello -
quel questo -
tutto questo quel-qui -
follia dato tutto quel -
visto -
follia visto tutto questo quel-qui di -
di -
come dire -
vedere -
intravvedere -
credere di intravvedere -
voler credere di intravvedere -
follia di voler credere di intravvedere cosa -
cosa -
come dire -
e dove -
di voler credere di intravvedere cosa dove -
dove -
come dire -
là -
laggiù -
lontano -
lontano da laggiù -
appena -
lontano là laggiù appena cosa -
cosa -
come dire -
visto tutto quello -
tutto questo quel-qui -
follia di vedere cosa -
intravvedere -
credere di intravvedere -
voler credere di intravvedere -
lontano là laggiù appena cosa -
follia di volervi credere di intravvedere cosa -
cosa -
come dire -
come dire -
 

 

12

“Eliot ha riflettuto lungamente sul lavoro poetico. Secondo lui , il poeta ha una sensibilità che gli consente di divorare ogni tipo di esperienza.
La mente del poeta è un ricettacolo capace di afferrare e di conservare innumerevoli sentimenti, espressioni,immagini, e simili; tutti questi contenuti si mantengono in forma inconscia e incompiuta finchè non si fondono in una sintesi nuova in cui compaiono insieme.
Egli ha parlato di una ‘logica dell’immaginazione’ che, a modo suo,
non è meno potente di quella dei concetti e delle idee.
Ha sostenuto , inoltre, che leggere una poesia, come ascoltare musica,
è un’esperienza emozionale che l’esercizio del ragionamento può impedire. (………)
In quello che è forse il suo contributo più noto all’analisi letteraria,
Eliot ha introdotto l’idea del correlativo oggettivo.
I poeti non comunicano direttamente delle emozioni; creano una situazione o un’immagine che, una volta appresa, riesce a comunicare efficacemente l’emozione in questione.
Occorre, disse, ‘un’insieme di oggetti, una situazione,una catena di eventi, capace di racchiudere quella particolare emozione, in modo che,una volta date le componenti esterne che generano l’esperienza sensoriale, venga evocata l’emozione’.

13
Io non saprei
chi possa, chi debba avere la mente
più aperta di un vero commerciante.
Che perspicacia ci procura l’ordine
con cui conduciamo i nostri affari!
Esso ci consente di dominare in ogni momento
l’insieme senza pericolo di lasciarci confondere
da un particolare.
Quali vantaggi procura a un commerciante
la partita doppia!
È una delle più belle invenzioni dello spirito umano,
e ogni buon padre di famiglia dovrebbe introdurla nella sua amministrazione.
………………
Purtroppo tu non capisci, amico mio,
che in questo caso forma e sostanza
sono tutt’uno, l’una non potrebbe esistere senza l’altra.
Ordine e chiarezza aumentano il piacere di risparmiare e di acquistare!
Chi governa male la propria casa si trova benissimo all’oscuro,
con gli piace fare il conto delle voci di cui è debitore.
Invece, a un buon amministratore,nulla è più gradito
che calcolare tutti i giorni l’importo
della sua crescente felicità.
Persino un infortunio, se può sorprenderlo spiacevolmente,
non lo spaventa; perché sa subito quali vantaggi
si trovano nell’altro piatto della bilancia.
Sono sicuro,amico mio, che se tu potessi una volta
prendere un po’ di gusto al nostro mestiere,
ti persuaderesti che alcune attitudini nello spirito
si possono sviluppare liberamente anche qui.”
 
14
“Ora, e nel tempo a venire,
penso che trarrete grande profitto dalla precisione del vostro linguaggio.
Cercate di costruire e curare il vostro vocabolario
allo stesso modo in cui curerete il vostro conto in banca.
Prestategli molta attenzione,
cercando di incrementare le entrate….
Lo scopo è di consentirvi di esprimere voi stessi con la maggior completezza e precisione possibili;
in una parola lo scopo è il vostro equilibrio.
Perché l’accumulazione di cose non sillabate,
non correttamente articolate, può sfociare nella nevrosi.
Ogni giorno, molto accade alla nostra psiche;
il modo in cui ci esprimiamo, però, spesso rimane invariato.
L’articolazione verbale, arranca dietro all’esperienza.
Questo non si addice alla psiche.
I sentimenti, le sfumature, i pensieri, le percezioni che rimangono senza nome, incapaci di trovare voce e insoddisfatti delle approssimazioni,
si accumulano nell’individuo,
repressi, e possono portare ad un’esplosione,
o implosione, psicologica.
Per evitarlo, non è necessario trasformarsi in un topo di biblioteca.
Basterebbe semplicemente acquistare un dizionario e leggerlo ogni giorno-oltre a libri di poesia, di quando in quando.
I dizionari , comunque, sono di primaria importanza.”
 
15
“Se togliessimo le raffigurazioni degli dèi pagani dalla pittura
fra Quattrocento e Settecento,
si verrebbe a creare una voragine centrale, risucchiante,
e l’evolversi dell’arte in quei secoli apparirebbe sconnesso e schizoide,
come se in segreto il passaggio delle consegne ,
da uno stile all’altro e da un’epoca all’altra ,
fosse avvenuto per il tramite degli dèi stessi e dei loro emissari,
che siano Ninfe o Satiri o alati messaggeri.
Ma soprattutto ninfe.
Furono proprio questi esseri femminili
dalla vita immensamente lunga,
ma non immortali, a formare, per secoli,
il drappello più fedele che accompagnava la metamorfosi dello stile.
Annunciate per la prima volta , nel Quattrocento fiorentino,
dalla brezza che increspava le loro vesti
(‘brezza immaginaria’ avvertì Warburg),
non hanno mai cessato di occhieggiare da fontane, caminetti, soffitti, colonne, balconi, edicole e balaustre.
E non erano soltanto un pretesto erotico
perché un seno o un ventre scoperto occupassero nicchie del campo visivo,
anche se talvolta lo furono.
Le ninfe sono gli araldi di una forma di conoscenza, forse la più antica, certo la più rischiosa: la possessione.”
 
16
 Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt’io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V’han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V’han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v’han donne d’ogni grado,
D’ogni forma, d’ogni età.
Nella bionda egli ha l’usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
Vuol d’estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina è ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca - se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.
 
 
 


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