Nella NEWSLETTER di Bottega della formazione di SETTEMBRE 2010 si parla di:
1 -Gesti e sguardi
2- ‘Il gesto dell’intervista’
3- ‘Ragionare insieme’ ( progettare incontri formativi sulla filosofia)
4-‘Presenti a se stessi’
5- ‘Cosa impediva di vedere la soluzione ?’
In ‘Forma mentis’
Paul K. Feyerabend
Alberto Savinio
In ‘Segnalazioni’:
L'Aquila, 22-25 settembre 2010
22° Convegno Nazionale AIF
Parma, 22 settembre 2010
“Il valore dell’etica e dell’estetica nell’agire d’impresa”
|
|

| Vi vengono indicati alcuni spunti ricavati dal web e dalla letteratura sullo sterminato discorso delle piante |
|
“Frutto viene da fructus.
In latino, lingua di giuristi, questo termine non indica il frutto, ma proprio ciò che noi chiamiamo usufrutto, il diritto di percepire e di utilizzare i prodotti di una cosa la proprietà della quale resta ad un altro.
Più in generale, fructus è il reddito di un bene, poi il risultato, il beneficio, la ricompensa.
La radice bhrug-, che ha prodotto fructus, ha un senso più largo, il godimento procurato dalla terra dai beni della terra; fruges sono i suoi prodotti e fructuosus ciò che è fecondo, fertile, ciò che rende, e da essa deriva il nostro aggettivo fruttuoso.
Teniamo a mente questo significato originario: il frutto è oggetto di godimento, è anche il prodotto, il figlio dell’albero, come ‘nel frutto del ventre tuo’ dell’Ave Maria. In latino, frutto si dice pomum e l’albero da frutta pomus; la mela, malum in latino, è quindi il francese pomme (come in vari dialetti settentrionali italiani), il frutto per eccellenza e anche il frutto in generale, dato che si dice pomme de pin (pigna) e pomme de terre (patata).
Per indicare il frutto, il greco ha una parola ancora più ricca di accezioni.
Karpós indica non soltanto il prodotto della terra e delle piante (in latino, carpo, capere significa cogliere, staccare, strappare), il seme, la semente, ma anche la prole di un animale e perfino il polso, come se la mano fosse il frutto del braccio. Ricordiamo che la parola dattero viene dal greco dáktylos, dito.
Forse karpós andrebbe accostato all’enigmatico Kar, che ha prodotto karya, la noce,e con il quale sembra connesso caro, carnis, che in latino non significa solo carne, ma anche la polpa del frutto e la parte tenera e interna dell’albero, quella dove scorre la linfa, l’alburno.
p.226
Jaques Brosse
Mitologia degli alberi
Dal giardino dell’Eden al legno della Croce
Bur 1991/2007
Antimo Palumbo commemora J.Brosse (1922-2008)
“E’ vero che per me gli alberi sono dei maestri – di cosa non saprei dirlo- ma Ricordiamo : “La magia delle piante “ Edizioni Studio Tesi, 1992 ; “Gli alberi : storia e leggende” Allemandi 1989, per il quale ha ricevuto il 28 Gennaio del 1989 l’importante Premio internazionale Nonino riservato ad uno scrittore s dei maestri silenziosi, dei maestri del silenzio. Non sono il solo a pensarlo”.
Antimo Palumbo, scrittore e storico degli alberi, Presidente dell’Associazione Adea amici degli alberi in un incontro pubblico presso la libreria
http://amicideglialberi.attivatribuna.com/
http://adeaalberi.blogspot.com/2008/07/hommage-to-jacques-brosse-mercoled-10.html
In questa trasmissione si è parlato di piante e del libro di Mariella Zoppi
‘Piante, fiori e profumi della Bibbia’
http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/
la trasmissione del 14 febbraio 2009 può essere ascoltata sul web
sabato, 14/02/2009
Domande 'Creature arboree'
Ascolta
Intervengono in questa puntata Francesco Lizzani, docente di italiano presso la Tohoku University di Sendai, in Giappone - autore del libro La quindicesima roccia. Stazioni di un viaggio in Giappone - e l'urbanista Mariella Zoppi, autrice del libro Piante, fiori e profumi della Bibbia¬ "Se stai piantando un albero e ti dicono che è arrivato il Messia, prim...
Piante, fiori e profumi della Bibbia/Plants, flowers and scents of the Bible
pp. 120 ill. bn ill. colore lingua italiano/inglese
Contenuto:Preamble/Premessa; Plants, flowers and scents/Piante, fiori e profumi; Plants and flowers quoted in the Bible/Piante e fiori in riferimento al testo biblico; Bibliography/Cenni bibliografici; Some Bible's gardens open to the public/Alcuni giardini visitabili; Illustrations/Illustrazioni
Un viaggio che aiuta a penetrare nel mondo delle piante citate nella Bibbia. All'argomento fanno però fatte due considerazioni: la prima riguarda il numero delle piante, che potrà apparire esiguo, almeno rispetto a quelle che sono le nostre conoscenze attuali e le varietà di cui disponiamo. Un fatto, questo, che non deve meravigliarci in quanto è con i grandi spostamenti dei popoli, con le conquiste e coi viaggi di scoperta dei nuovi continenti, prevalentemente successivi al XVI secolo, che si amplia a dismisura la conoscenza e la diffusione di specie acclimatate nel bacino del Mediterraneo. I numerosi studi esistenti sul giardino di Roma antica e sulle sue piante ci testimoniano poche decine di specie usate comunemente. In modo non diverso il Capitulare de Villis et Curtis, documento fondamentale per la conoscenza del patrimonio botanico nell'alto medioevo, redatto intorno al 795 per volere di Carlo Magno, contiene un elenco di 73 erbe e 16 alberi. Il Capitulare non era, né voleva essere, l'inventario di tutte le specie conosciute all'epoca, ma certo ci fornisce l'elenco delle piante più diffuse e comunemente coltivate alla fine dell' VIII secolo, così come la Bibbia non fornisce un inventario completo del patrimonio vegetale dei periodi cui si riferisce.
La seconda riflessione attiene al significato, o meglio ai significati, delle piante stesse, che nella pressoché totalità dei casi sono da riferirsi ad un linguaggio simbolico che travalica lo stesso valore botanico, tanto che nella quasi totalità dei casi, ci dobbiamo avvalere di supposizioni per giungere ad un'attribuzione botanica certa o presunta rispetto alla citazione biblica cui ci si riferisce. Si è tuttavia tentato di redigere un elenco, che non ha la pretesa di essere completo, ma si propone di dar conto ed illustrare le diverse varietà di piante, erbe e fiori che compaiono nel contesto delle Scritture.
La lettura diventa una specie di viaggio, immaginario o reale in un territorio dove vivono le piante della Bibbia che si sviluppa attraverso un itinerario botanico, letterario e mistico che coinvolge circa novanta specie vegetali. Il percorso ha un suo inevitabile inizio nella lettura della Genesi sia perché rappresenta il "principio", in senso proprio ed in senso figurato, sia perché contiene quella che può considerarsi la prima descrizione di giardino come luogo di armonia e di bellezza, dove gli alberi ed i fiori danno mostra della loro estetica e, insieme, della loro perennemente godibile utilità..
Le citazioni riportate sono tratte da: La Sacra Bibbia ossia L'antico e il nuovo testamento, versione riveduta in testo originale da G. Luzzi e stampato a cura della Società Biblica Britannica e Forestiera, a Firenze nel 1969, per l'unico motivo che è " la Bibbia di casa" e quindi il testo con cui l'autore ha maggiore dimestichezza e consuetudine.
MARIELLA ZOPPI, architetto e paesaggista, è professore ordinario di Urbanistica alla Facoltà di Architettura dell' Università di Firenze, di cui è stata Preside dal 1990 al 1994. Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Architettura del Paesaggio, ha fondato, sempre a Firenze, la Scuola di specializzazione post laurea in Progettazione dei giardini e Architettura del paesaggio nel 1997 ed il Dottorato in Progettazione del paesaggio. Ha tenuto la cattedra di Cultura Italiana all'Università di Berkeley California nel 1986 con un corso monografico sui Giardini storici italiani.
Ha pubblicato monografie e saggi sulle vicende urbanistiche fiorentine e sui temi del verde. Tra le numerose pubblicazioni si ricordano i tre volumi di Progettare con il Verde (Firenze 1989-1992, r. 2006) che hanno avuto il premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1992, Storia del giardino in Europa (Bari 1995), I giardini degli inglesi (Firenze 2004), le Guide ai cortili di Firenze ed ai giardini di Firenze e di Fiesole, ed il recente Beni culturali e comunità locali (Milano 2007).
Ha contribuito alla redazione di piani urbanistici fra i quali Firenze, Reggio Emilia, Perugia, Montevarchi, ha redatto e realizzato progetti di parchi e giardini in Italia e all'estero, dei quali si cita il parco del bacino remiero a Castedefels in occasione delle Olimpiadi di Barcellona del 1992.
(La mostra è stata procrastinata)
“Dall’hortus sanitatis alle moderne farmacopee. Attraverso i tesori delle biblioteche ferraresi” è la mostra visibile da lunedì 1 dicembre al 14 febbraio 2009, presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara. L’esposizione ha lo scopo di tracciare, attraverso le fonti costituite dagli antichi erbari miniati fino alle edizioni a stampa conservate sia presso la biblioteca, che in alcune afferenti all’università degli Studi di Ferrara, un percorso di rilevanza storico-culturale e simbolica, che testimonia il progresso compiuto dalla scienza rispetto alla cura delle malattie. Il percorso espositivo inizia col narrare la coltivazione e l’utilizzo delle piante officinali seminate nell’Orto dei Semplici, presente in tutti i monasteri medievali, sino alle moderne farmacopee. Oggi, lunedì 1 dicembre, sarà presentato alle ore 17.00 presso la Sala Giovanni Agnelli della Biblioteca Ariostea il volume Dall’ Hortus Sanitatis alle moderne farmacopee a cura di Chiara Beatrice Vicentini e Donatella Mares, docenti presso la Facoltà di Farmacia dell’Università.
Gli erbari degli Estensi
Tra i più antichi “Horti Sicci” conosciuti, un particolare posto occupa proprio l’”Erbario Estense” realizzato a Ferrara presso la Corte di Alfonso II, ed attualmente conservato presso l’Archivio di Stato di Modena. (nel WEB non abbiamo trovato immagini relative…).
Composto da 146 fogli su cui sono state montate 182 piante o parti di esse, questo erbario, anche se privo dell’indicazione dell’autore, rappresenta un’opera di grande interesse: innanzitutto si tratta appunto di un esemplare di “Hortus siccus” fra i più antichi pervenutici, inoltre risulta ancora ben conservato, infine contiene specie medicinali e ornamentali sia autoctone (presenti nel territorio italiano) sia alloctone (cioè provenienti da altri paesi) come ad esempio tabacco e pomodoro introdotte dopo la cosiddetta “Scoperta delle Americhe”.
Purtroppo non molte altre opere botaniche restano conservate a Ferrara nonostante gli Estensi siano stati promotori, tra i vari studi che fervevano alla loro Corte e nell’Università (fondata da Alberto V nel 1391 e fra le più antiche d’Italia), sia dello studio della botanica che della botanica applicata alla medicina*.
Quelle che si conservano nelle biblioteche ferraresi** si trovano sia nella Biblioteca Ariostea http://www.artecultura.fe.it/index.phtml?id=235, sia presso la sezione botanica della Biblioteca Universitaria http://www.unife.it/sba. Non trascurabile, infine, la presenza di tali opere anche tra i documenti degli archivi monastici quali ad esempio: il Convento di S. Domenico, quello dei Cappuccini di S. Maurelio e il Collegio dei Gesuiti.
* Infatti gli studi di botanica come già sopra annotato erano compresi all’interno delle scienze mediche. Il medico di origine portoghese Amato Usitano nei suoi scritti riporta la notizia della realizzazione di un erbario da parte dello studioso inglese Falconer, durante un suo soggiorno a Ferrara tra il 15840 e il 1547, purtroppo però di tale opera non risulta nessuna traccia.
** per un elenco dettagliato degli antichi erbari conservati a Ferrara e della loro ubicazione si veda quanto nel catalogo della mostra: “Erbe ed Erbari a Ferrara dal ‘400 ai nostri giorni”, a cura di Arianna Chendi, Ferrara 2000, mentre per le preziose indicazioni biografiche sui diversi autori si consulti il sito: http://www.bibliotecabertoliana.it/mostre/frutti.htm
Biologia vegetale, due ricercatori fiorentini scoprono la Sinaptotagmina
Il lavoro di due ricercatori del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (Linv) dell’università di Firenze, Stefano Mancuso e Boris Voigt, è stato pubblicato su Plant Cell
Il lavoro di due ricercatori del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (Linv) del dipartimento di Ortoflorofrutticoltura, Stefano Mancuso e Boris Voigt, è stato pubblicato su Plant Cell la più importante rivista per le ricerche di biologia vegetale. Lo studio si intitola "Arabidopsis Synaptotagmin 1 Is Required for the Maintenance of Plasma Membrane Integrity and Cell Viability" ed è il frutto di una collaborazione fra il Linv e le Università di Malaga e Bonn.
La ricerca è stata scelta anche per il "faculty of 1000 Biology" che raccoglie i più importanti lavori di biologia pubblicati ed è stata commentata con un apposito articolo su "Plant Cell". I ricercatori hanno scoperto che una proteina chiamata Sinaptotagmina, che nei neuroni animali svolge un ruolo di sensore del calcio ed è necessaria per il traffico vescicolare dei neurotrasmettitori, ha un omologo vegetale che svolge le stesse funzioni nelle piante (traffico vescicolare) ed ha, inoltre, una funzione primaria nella riparazione delle membrana plasmatica.
"Poiché molti stress (sale, freddo, siccità, ecc. ) sono fatali per la pianta proprio perché distruggono la membrana plasmatica - ha sottolineato Stefano Mancuso, associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree - lo studio di questa nuova proteina potrebbe portare a importanti novità per quanto riguarda le strategie di miglioramento delle piante nei confronti dei principali stress abiotici."
http://www.intoscana.it/intoscana/vivere_in_toscana.jsp?id_categoria=18&id=206052&id_sottocategoria=901&language=it
13.01.2009
LE PIANTE SENTONO IL PERICOLO E CHIEDONO AIUTO
(dalla rivista Plant Physiology)
Quando vengono attaccate chiamano i nemici dei loro invasori e generano una sostanza per avvisare gli altri alberi
In questi giorni di umida e grigia primavera i botanici hanno rubato alle piante un piccolo ma importante segreto. E’ una storia naturale raccontata da due scienziati, Massimo Maffei dell’università di Torino e Wilhelm Boland del Max Plank Institute di Jena, in Germania, i quali hanno scoperto una stranissima ma efficace strategia di difesa messa in atto dal «fagiolo di Lima», il Phaseolus lunatus classificato ancora da Carlo Linneo nel Settecento.
Per tre anni i ricercatori hanno indagato sul fagiolo, sorvegliandone i comportamenti in diverse situazioni e alla fine si sono resi conto che la pianta, quando c’è un pericolo, lo avverte e reagisce con i mezzi di cui dispone. Hanno osservato che quando un bruco si appoggia sulla foglia, appena questa percepisce la saliva dell’invasore, i suoi geni entrano in azione favorendo la generazione di una sostanza volatile. Il profumo di questa sostanza, simile a quello di lavanda, è capace di richiamare le vespe che accorrono aggredendo i bruchi, pungendoli e iniettando nel loro corpo delle uova.
La storia, raccontata sulla rivista Plant Physiology, finisce male per l’invasore e bene per la pianta. Le uova delle vespe, crescendo all’interno del corpo del bruco, finiscono per farlo esplodere: eliminazione violenta ma efficace.
Ma è interessante anche la seconda funzione scoperta dai due botanici, sempre esercitata dal profumo di lavanda che aleggia nell’aria. Esso, infatti, diventa un segnale di allarme prontamente ricevuto dalle altre piante, che attivandosi a loro volta lanciano lo stesso segnale olfattivo per chiamare in soccorso gli insetti.
Se la storia si chiudesse con il «fagiolo di Lima» potremmo forse limitarci a vederla soltanto come una curiosità. Invece i ricercatori, estendendo le loro indagini, hanno riscontrato lo stesso comportamento difensivo anche nei fagioli borlotti (il Phaseolus vulgaris di cui generalmente ci cibiamo), il mais e numerose altre specie vegetali.
«E questo rende davvero lo studio importante — commenta il professor Patrizio Giulini, botanico dell’Università di Padova — perché dimostra l’esistenza di un meccanismo comune e non straordinario, sviluppato nei milioni di anni che hanno caratterizzato l’evoluzione vegetale».
«Sotto le foglie — spiega ancora Giulini — ci sono centinaia e centinaia di stomi, attraverso cui il vegetale compie gli scambi gassosi, cioè traspira, ed è da essi che può lanciare il suoi segnali odorosi. Naturalmente sono in quantità minime, poche molecole contenenti azoto, ma altamente attive per la funzione che devono svolgere».
Il valore di queste ricerche è legato in particolare alle possibili applicazioni che ne possono derivare. Indagare i meccanismi di protezione e riuscire magari a governarli significa decifrare quegli aspetti che potrebbero favorire la difesa naturale delle piante e quindi delle coltivazioni senza dovere ricorrere alle sostanze chimiche, ai fitofarmaci, come si continua a fare oggi.
Le possibilità di comunicazione delle piante sono oggetto di svariati studi, non solo per aiutarle a difendersi, ma anche per poterle trattare meglio nella loro crescita consentendo loro di«esprimersi» al meglio, e accrescendo il nostro piacere visivo. In questo senso lavorano i botanici dell’Eden Project, in Irlanda, che vorrebbero mettere a punto un sistema in grado di convertire le emissioni chimiche dei fiori in segnali elettromagnetici così da decodificare e capire il loro linguaggio e quindi le loro necessità. Insomma, l’obiettivo sarebbe di arrivare a comunicare con le piante.
Fantascienza? «Il problema più grave — conclude Giulini —diventerà quello di trovare il modo di rispondere. Venti anni fa mi sarei voluto occupare di psicologia delle piante, e detto così potrebbe sembrare strano. La realtà è che il mondo vegetale conserva misteri che noi siamo ancora lontani dall’affrontare»
|
| |
| |
|
|
|