“L’argomento principale del libro non vuole essere però la storia del teatro, ma più in generale la storia del pensiero. In particolare esso investe l’influenza, esercitata da Vitruvio, nell’Inghilterra dei Tudor e di Giacomo 1° Stuard, in stretta connessione con la filosofia e la prospettiva del Rinascimento.
Questo è il terzo libro di una serie.
In Giordano Bruno e la tradizione ermetica ho cercato di studiare l’influsso dell’ermetismo nel neoplatonismo rinascimentale e, e John Dee e Robert Fludd vi comparivano come esponenti della tradizione ermetica nell’Inghilterra dei Tudor e degli Stuart.
Nell’Arte della memoria il sistema del teatro di memoria di Fludd si configurava come un’espressione del Rinascimento”.
(dalla prefazione di F.A.Yates)
Il’ Globe’ era un teatro magico, un teatro cosmico, un teatro religioso, un teatro di attori, progettato per dare il più completo sostegno alle voci e ai gesti degli attori mentre recitavano il dramma della vita umana all’interno del ‘teatro del mondo’.
Questi arcani attributi potevano non apparire chiari a tutti, ma erano certamente conosciuti dagli iniziati. Il suo teatro avrebbe rappresentato per Shakespeare il modello dell’universo, l’idea del macrocosmo , il palcoscenico del mondo sul quale il microcosmo svolgeva le sue parti.
Tutto il mondo è un palcoscenico, e le parole rivelano il ‘Globe’ nella sua verità.(p.325)
F.A.Yates
Theatrum Orbis
Aragno ed 2002
“La sfumatura luterana del movimento dei Rosacroce non contrasta con l’ipotesi di un rapporto con Bruno poiché sappiamo che egli venne accolto favorevolmente dai luterani di Wittenberg e che, nel suo esaltante discorso all’Università, profetizzò la scoperta della verità fra di loro.
Nel Summum bonum, che mostra di riflettere la magia, la cabala e l’alchimia dei Rosacroce, c’è un epilogo in cui si afferma che le divisioni della cristianità in romani, luterani e calvinisti sono irreali e non vanno tenute in alcun conto dal momento che tutti sono in fondo la stessa cosa e tendono allo stesso fine.
Nel movimento dei Rosacroce abbiamo perciò una sopravvivenza o una continuazione di quelle tendenze ireniste e liberali che erano state caratteristiche dell’ermetismo religioso del 16° secolo e che Bruno avrebbe tradotto in pratica durante le sue peregrinazioni da un paese all’altro predicando contro la ‘pedanteria’ovunque si imbattesse. I Rosacroce forse speravano di scongiurare la guerra dei trent’anni per mezzo della magia e di trovare, quando giunsero a Parigi, un re di Francia liberale. Se avevano queste speranze, vennero delusi.
La monarchia francese era adesso sotto il controllo di Richelieu che avrebbe contribuito a distruggere la Germania con la guerra dei trent’anni.”
Frances A.Yates
Giordano Bruno e la tradizione ermetica
Laterza (1969) 1998
(pag.445)
“L’arte della memoria è un caso evidente di argomento marginale,
di non chiara appartenenza ad alcuna delle normali discipline, trascurato perché non era di pertinenza di nessuno.
Eppure è risultato che, in un certo senso, è affare di tutti.
La storia dell’organizzazione della memoria tocca punti vitali della storia della religione e dell’etica, della filosofia e della psicologia, dell’arte e della letteratura,e, infine del metodo scientifico.
La memoria artificiale , come parte della retorica, fa corpo con la tradizione retorica; e come facoltà dell’anima ha legami con la teologia.
Quando riflettiamo su queste profonde connessioni del nostro tema, comincia ad apparire chiaro, dopo tutto, che l’insistenza su di esso dovesse aprire nuove prospettive su alcune delle più grandi manifestazioni della nostra cultura.”
Frances A.Yates,
L’arte della memoria.
Con uno scritto di Ernst H.Gombrich
Einaudi (1966) 1972 (a pag.362)
Ampi commento su Frances Amelia Yates in:
…(la struttura ) del Globe Theatre di Shakespeare, la cui struttura architettonica rispecchiava - secondo la ricostruzione della Yates- nella stessa geometria sua e del palcoscenico, poi ricopiata da altri teatri dell’epoca, - il ‘teatro del mondo’- la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo.
E lo strumento che consente di porre in relazione l’edificio e il suo significato cosmologico, è la matematica, le leggi dell’armonia e proporzionalità esposte da Vitruvio nel De Architettura e codificate successivamente da Alberti.
L’accesso al mondo dei significati cosmologici e divini è garantito solo dal numero e dalle sue leggi: tornano in ballo Luca Pacioli e il ‘de divina proportione’, almeno nella lettura magico-cabalistica che ne fanno gli esoterici rinascimentali, al di là delle meraviglie estetiche della sezione aurea.
Esponente di questa tendenza e apostolo di una rinascita degli studi matematici in Inghilterra fu un singolare personaggio, John Dee, uomo di vastissima cultura ed interessi, autore di una celebre prefazione nota allora in tutta Europa , all’edizione inglese degli Elementi di Euclide, che diverrà una specie di manifesto della nuova scienza, e assertore della necessità di introdurre le matematiche e la geometria nelle arti meccaniche e nell’architettura, ma demonizzato e deriso dai suoi contemporanei , fino all’Ottocento come stregone e folle ciarlatano e persino papista ed eretico.
(Franco Prattico, La Repubblica 5 luglio 2003)